Approfondimento di vittimologia.

La dott.ssa ha sviluppato negli anni tramite l’esperienza clinica quotidiana a contatto con la “vittima” una maggiore sensibilità verso i temi del dolore, della perdita e del lutto, nondimeno l’incontro con realtà sommerse –le piu’ disparate e disperate che le hanno dato l’opportunità di conoscere ed approfondire le tematiche traumatiche riconducibili agli abusi, ai maltrattamenti intrafamigliari ed extrafamigliari , ai traumi infantili fino all’età adulta nonché l’approfondimento dei danni subiti.

E’ lecito chiedersi: Chi sono le vittime private? Nel quotidiano professionale le vittime sono il condensato di tante realtà che seppure diverse per condizione e provenienza di vita hanno in comune l’esperienza del danno subito e del dolore non elaborato, hanno in comune la lesa dignità data da vissuti esperienziali che feriscono a volte anche in maniera irreparabile.

Nelle trame del danno biologico –psichico e morale la vittima presenta un indebolimento, un cedimento della propria dignità

In questi stadi diviene decisivo l’intervento di aiuto atto a bloccare autocolpevolizzazioni ed autodistruzioni

La tutela della dignità non è solo un concetto etico, ma è anche il cardine dell’autostima della persona, è il perno su cui poggia la personalità oggi giorno sempre più a rischio. di disintegrazione per la mancanza di un sistema valoriale valido che riconosca l’essere persona

In effetti la mente umana è indubbiamente sotto pressione dalle tante spinte sociali tanto da poterla definire vittima.Vittima di un quadro sociale allarmante che tende a spogliarla della dignità in nome e per conto di una libertà libertina che nulla ha a che fare con la libertà responsabile.

Vittima di un quadro sociale allarmante che tende a spogliarla della dignita’ in nome di una liberta’ .che pero’ non ha dignita’ e senza la dignita’ l’uomo e’ come una barca senza vela , si dirige al largo (intesa la vita adulta) alla merce’ dei venti possibili. il concetto di dignita’e’ fortemente

E non puo’ esistere autostima in una persona se non e’ insito in lei quel sentimento di dignita’ e viceversa. 2 concetti che sono interconnessi. la stessa famiglia e la scuola –motori educativi divengono a loro volta vittime di questa mentalita’ secolarizzata dalla corruzione del sistema valoriale..

Quindi la vittima privata come presa in considerazione dall’associazione e inserita nel mio percorso professionale e’ la persona violentata, abusata che puo’ essere in ciascuno di noi e che il piu’ delle volte . passa sotto silenzio per paura , vergogna, senso di colpa. -e questo particolare. non deve essere trascurato- si trova ad affrontarne le conseguenze fisiche psicologiche e sociali in solitudine. quindi creare una rete di accoglienza diviene una necessita’ perche’ quello che la persona ha subito o subira’ non rappresentera’ piu’ una esperienza individuale, ma rappresentera’ una esperienza

La vittima che incontro e’ qualche volta vittima di una violenza morale o sessuale, qualche altra volta vittima di sopraffazione nel lavoro da parte dei colleghi o dei responsabili, a volte e’ la vittima designata di uno stupro o di sfruttamento. alla prostituzione e quante volte incontro l’abuso intrafamigliare ed extrafamigliare . non parliamo poi dello stalking e del mobbing .la mia caratteristica quindi si inserisce nel contesto privato. dove vittima e carnefice spesso si incontrano in quel mondo sotterraneo che prima li ha abusati e poi li ha resi conniventi – abusanti. ma alla fine tutti saranno vittime e l’accogliere la vittima, analizzare il danno, tutelarne gli effetti ed il ripristinare e fortificare i valori della dignita’ nei suoi concetti etici piu’ profondi e personalistici sono una sfida a questo mondo possibilista e relativista della dignita’ umana . dal nostro punto di vista e’ un progetto che non puo’ prescindere dall’obiettivo a favore della persona . la persona che ha perduto la propria vita e’ quasi sempre dilaniata nell’autostima da un dolore di abbandono, devitalizzata nel progetto.ed il dolore che nella sua entita’ esperienziale porta con se’ sentimenti di chiusura e di fallimento della propria autostima e della propria dignita’ ha necessita’ di un altro da se’ che intervenga a dirimere la situazione alla deriva.

Giuridicamente il rapporto vittima e carnefice e’ chiaro; lo e’ meno quando trattiamo il problema a livello psicologico. in quanto ci chiede un aprodondimento ulteriore a livello di interiorita’ e spesso a livello inconscio.

Le vittime che incontro sono nella maggioranza dei casi vittime d’amore, vittime di attaccamenti sbagliati (esempio attaccamenti sbagliati ai genitori, agli amici ….) tanto da immedesimarsi con i loro abusanti. esempio ne sono le sindromi di adattamento nelle esperienze di abuso e nella sindrome di stoccolma dove la vittima si identifica con il persecutore.

Nei bambini vittime di abusi e maltrattamenti in famiglia e’ diffusa la idealizzazione difensiva dei propri genitori abusanti. infatti non e’ infrequente trovare bambini convinti di aver desiderato vivere un atto sessuale con l’adulto o genitore abusante.

Con tali dinamiche prende ampio spazio il tema della colpa ed e’ un aspetto centrale del trattamento. cosi’ la donna picchiata e maltrattata dal marito che si assoggetta a lui per senso di colpa. la persona che rinuncia alla propria dignita’ e’ spesso vittima dei propri sensi di colpa. quindi la stigmatizzazione : bambini abusati si sentono colpevoli di aver indotto il genitore a farlo, colpevoli di aver partecipato alla attivita’ sessuale o addirittura di averla indotta. cosi’ sembra assurdo ma la vittima puo’ arrivare a mettere in atto meccanismi difensivi che da un lato difendono il carnefice caricando su di se’ ogni forma di colpa per quanto avvenuto e dall’altro riusciranno a tollerare la violenza creando un adattamento pur tuttavia altamente disfunzionale.

In bilico a causa di quella che viene scambiata per verita’ , ma e’ una verita’ approssimativa venduta per buona ed una menzogna accreditata al rango di verita’volendo approfondire alcuni concetti riguardanti le vittime di maltrattamento in famiglia dobbiamo considerare che nella loro vita essi hanno strutturato attaccamenti patologici (come affermano bowlby (1982) e weiss (1995). esiste infatti una trasmissione transgenerazionale del maltrattamento e abuso all’infanzia. gli autori concordano sulla forte relazione esistente tra maltrattamenti ai figli e stili di attaccamento esperiti dai genitori all’interno delle proprie famiglie di origine. in effetti nei genitori che maltrattano e abusano sessualmente troviamo spesso nella loro storia situazioni identiche di abbandono , di abuso e’ pertinente chiedersi ” chi sono gli adulti violenti? e rispondersi: sono bambini infelici” che sono condannati alla ripetizione dell’evento abusante ocollettiva che riguardera’ tutti.

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