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	<title>Dottoressa Marisa Gamberini Mirti</title>
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	<description>Psicologa,  Sessuologa Clinica, esperta in Scienze Criminologico Giuridico Forensi</description>
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		<title>Vivere da genitori e vivere da figli. Confrontarsi oggi con la cultura dominante.</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Nov 2010 16:45:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dottssagamberini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
VIVERE DA GENITORI E VIVERE DA FIGLI 
 COME POSSIAMO EDUCARE I FIGLI NELLA SOCIETA’ ATTUALE?.
 MA COME POSSIAMO EDUCARE  I GENITORI?
 CONFRONTARSI OGGI 
Con la Cultura Dominante 
 Leggiamo al  IV Comandamento  del Catechismo (che significa :EDUCARE ALLA FEDE CATTOLICA) della Chiesa Cattolica :
 “Onora tuo padre e tua madre, perché  si prolunghino i tuoi giorni nel paese  che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em> </em></p>
<p><em>VIVERE DA GENITORI E VIVERE DA FIGLI </em></p>
<p><em> </em><em>COME POSSIAMO EDUCARE I FIGLI NELLA SOCIETA’ ATTUALE?.</em></p>
<p><em> </em><em>MA COME POSSIAMO EDUCARE  I GENITORI?</em></p>
<p><em> </em><em>CONFRONTARSI OGGI </em></p>
<p><em>Con la Cultura Dominante </em></p>
<p><em> </em><em>Leggiamo al  <strong>IV Comandamento  del Catechismo </strong>(che significa :EDUCARE ALLA FEDE CATTOLICA)<strong> della Chiesa Cattolica</strong> :</em></p>
<p><em> <strong>“Onora tuo padre e tua madre, perché  si prolunghino i tuoi giorni nel paese  che ti da il Signore, tuo Dio “(Esodo, 20-12), “ perché tu sia felice e goda d una vita lunga sopra la terra” (Ef, 6, 1-3).</strong></em></p>
<p><strong><em>Un comandamento che sembra perdersi nella notte dei tempi  , ma che ci proietta agli  stili educativi ed alla COSCIENZA.</em></strong></p>
<p><strong><em>(Es: Secondo la Teologia Morale,  l’aborto coincide con la scissione della coscienza morale dal proprio sé esistenziale.</em></strong></p>
<p><strong><em>Secondo W.Dilthey: “l’uomo a differenza degli animali è dotato di autocoscienza: la forma più alta e istruttiva in cui possiamo comprendere la vita”.</em></strong></p>
<p><em> </em><em>SECONDO LA DOTTRINA DELLA FEDE:</em></p>
<p><em> PER LA INDISSOLUBILITA’ DEL MATRIMONIO , BISOGNA EVITARE CHE UNA LEGGE, UN CRITERIO ESSENZIALE DELLA FEDE,  DEGENERI IN UNA LEGGE MORALE PRIVA DI FEDE.</em></p>
<p><em> </em><em>VITA E FAMIGLIA ,  ARGOMENTAZIONE DI ALTA ATTUALITA’ E CONFLITTUALITA’ TRA UNA CULTURA DOMINANTE  -AFFLITTA DAL  SUO STESSO MALE   CHE NON RICONOSCE   IN QUEL VUOTO MORALE AUTOPRODOTTOSI  LA  DISTRUZIONE DELL’UMANITA’ E COME SI SUOL DIRE :I NODI STANNO VENENDO AL PETTINE-  E FEDE CHE  RICONOSCE  ALLA BASE DI  QUEL  VUOTO MORALE DI COSCIENZA  LA MANCANZA D’AMORE , CIOE’ LA MANCANZA DI DIO  . (Temi fondamentali riportati dalla CEI e traggono le sue origini dal VANGELO)</em></p>
<p><em> </em><em>Pur essendo l’argomento  vasto e delicato  -seppur brevemente- introduciamo come primo approccio la tematica genitori-figli ed i pericoli  che insidiano tale relazione;  pericoli  annidati  nella cultura, nella società  e nei modelli educativi acquisiti trasmettendo  da  generazione a generazione,  tradizioni e stili educativi , sani e non come disagi, malesseri e disfunzioni fuorvianti  <strong>( un discorso che lega gli aspetti intergenerazionali  nella sua complessità biologica, psicologica e spirituale</strong>).</em></p>
<p><em>Tutti questi aspetti comunque influiscono sui processi organico-biologici, psichici e spirituali del futuro adulto, influenzando in positivo o in negativo la struttura di personalità in crescita  già messa sufficientemente alla  prova come ora dalle correnti e dalle spinte politiche e culturali  che stanno disperdendo i significati veri che sostengono l’esistenza, la vita umana  e la famiglia fucina della umanità e dell’amore.</em></p>
<p><em>A venire in aiuto all’uomo è la Coscienza.    Monsignor SGRECCIA (presidente della Pontificia Accademia per la Vita) ha definito la formazione della coscienza cristiana  una EMERGENZA.</em></p>
<p><em>La COSCIENZA, accompagna ogni fatto , ogni azione che si verifica nella esperienza individuale-personale o nella esperienza collettiva o di gruppo;  Accompagna ogni azione umana e si CIMENTA  E PRENDE FORZA dal Sistema di Valori introiettato dalla FAMIGLIA , DALLA SOCIETA’, DALLA FEDE. Se non  ci sono, tutto diventa più difficile a volte impossibile.</em></p>
<p><em>SENZA L’APPOGGIO DI UNA COSCIENZA INDIVIDUALE E COLLETTIVA , VAGA SULLA UMANITA’ OMBRA E LUCE. L’UOMO SENZA DIO STA IN UNA ZONA D’OMBRA, DOVE NON C’E’ AMORE E NON C’E’ DIO.</em></p>
<p><em>DIO E’ AMORE “CHI STA NELL’AMORE DIMORA IN Dio e Dio dimora in lui (1Gv 4, il cammino dell’uomo nella fede)</em></p>
<p><em> E  dove non c’e’ amore puo’ succedere di tutto: aborti, separazioni, divorzi, abusi sessuali, violenze, omicidi, suicidi, droga, alcoolismo, perversioni e se la  coscienza dorme può permettere di tutto e riconoscere di tutto. :   liberalizzazione del sesso, confusione nei ruoli , coppie promiscue, irresponsabilità , clonazione,  rottura delle famiglie con apparenti motivazioni,  ma,  che evidenziano il grave malessere di una società che sembra non essere più in grado di uscire da quel gorgo oscuro in cui si è ficcata.</em></p>
<p><em>.</em><em>In Gn 2</em><em>: il bisogno radicato nell’uomo  di amore è essenziale della sua natura e solo la distruzione della sua unione con Dio pregiudica e mina la permanenza del legame umano: legame genitore-figlio, legame uomo – donna. Si fa esperienza di DISAMORE: odio, vendette, etc..</em></p>
<p><em>La conseguenza dell’inimicizia tra Dio è l’umanità ,  pone la relazione umana ,  IN UNA ZONA DI OMBRE .</em></p>
<p><em>Si può pensare:  perché la rottura dell’amicizia dell’uomo con Dio genera la rottura nei rapporti umani?: E che c’entra Dio?</em></p>
<p><em>E’ un dato inconfutabile che noi esistiamo per un PROCESSO D’AMORE INTERVENUTO E OPERATO  DA  DIO. La superbia umana non vuole ammettere l’esistenza di Dio ,  non riconoscendone la  onnipotenza sul creato ; ciò genera una spaccatura generazionale insanabile. Tra il PADRE ETERNO E NOI SUE CREATURE, TRA LA GENITORIALITA’ UMANA E LA SUA PROLE.</em></p>
<p><em>Il compito di chi Evangelizza  risvegliare e sensibilizzare la coscienza di ognuno. </em></p>
<p><em> </em><em>COME EDUCARE I GENITORI: LE COPPIE:</em></p>
<p><em>Se Dio non è presente nella vita dei futuri sposi , leggi e sanzioni non sono in grado di estorcere l’amore, anzi si genera ANGOSCIA E PAURA. Tutti sintomi –elementi che ostacolano l’amore e la libertà nella coppia. Quella libertà data da Dio. IL DIVIORZIO INFATTI E’ LA PERDITA DELLA GRAZIA DI DIO.</em></p>
<p><em> </em><em>PEZZI DI ARGOMENTO SPECIFICO  rivolti  </em><em>all’EDUCARE UN FIGLIO</em></p>
<p><strong><em> </em></strong><em>Il Verbo EDUCARE COINCIDE CON IL VERBO AMARE</em></p>
<p><strong><em>Per educare un figlio sano</em></strong><em> è necessario  <strong>partire DA UNA FAMIGLIA</strong>: composta da un padre e da una madre, dove all’interno si dipanano i ruoli del padre, della madre, dei figli, dei nonni. Vivere la approssimazione , la confusione del ruolo è fallire  l’identità di ruolo della persona.</em></p>
<p><em> Fino ad oggi è stato scientificamente provato che la figura paterna e la figura materna hanno rappresentato e rappresentano l’equivalente della identità di genere e sessuale che è nel figlio o figlia. Infatti , se esistenzialmente l’umanità ha necessità di orientarsi nel tempo e nello spazio tra passato e futuro,  psichicamente ha un vitale bisogno di vivere l’Appartenenza ed il Riferimento.</em></p>
<p><strong><em>Quindi, per educare un figlio/a è necessaria una famiglia educata alla vita, all’amore per la vita</em></strong><em>;  una coppia di  genitori  uniti  da un vincolo di amore responsabile ,  consapevolmente  progettano insieme il loro futuro e quello dei loro figli. (Figli naturali, Figli adottati) . </em></p>
<p><em>Se la coppia è disgregata <strong>, l’identità  del figlio</strong> può  subire dei contraccolpi ritardando la maturità o addirittura affievolendo quel senso di appartenenza a sé stesso ed agli altri. Ma, prima di essere genitori si è figli. Questo è un dato inconfutabile e non solo un dato anagrafico o un fatto biologico;  per sentirmi figlio ho bisogno di un livello più alto di coinvolgimento:  il mio sentirmi  amato e desiderato è ciò che mi rimanda  all’amore dei miei genitori<strong>.   Alla base della mia vita c’è il vincolo d’amore tra me ed i miei genitori</strong> ; un vincolo d’amore  tra mio padre e mia madre: due persone che hanno scelto volontariamente e  consapevolmente di stare insieme e farmi nascere e  responsabilmente crescere: il loro è un atto di amore altruistico, fatto di coscienza, di morale e di fede. <strong>Il divario generazionale</strong> è la conseguenza naturale che intercorre tra genitori e figli; può generarsi un  sano conflitto di idee tra genitore e figlio, ma può anche degenerare in conflitto divenendo frattura ; questo avviene quando il genitore non ha superato le sue istanze adolescenziali, non ha risolto i problemi della sua infanzia; abdicando le responsabilità ad altri,  rinuncia al suo ruolo educativo, di genitore.</em></p>
<p><em>In una </em><em>famiglia funzionante i verbi EDUCARE AMARE ED OBBEDIRE</em><em> stanno sullo stesso piano  </em><em>i conflitti intrafamigliari , le disfunzionalità , tentano di soverchiarne il valore.</em><em></em></p>
<p><em>Educare è comunicare, è trasmettere un sistema di valori oramai consolidato,  valido in ogni tempo ai figli (la norma,  la tradizione, la cultura, la fede, la morale, la coscienza); E obbedire è il risvolto della stessa medaglia ; condividere con i miei genitori, tutto un sistema di valori che formano il rispetto, la fiducia, l’onestà, la coscienza; educare è dialogare e ascoltare ..i punti di vista del figlio ;  non prestargli attenzione, non prestargli ascolto: diviene rischioso, in quanto il ragazzo  trascurato, quasi sempre mette in atto atti di disobbedienza e chiude i canali della comunicazione ; può celare, nascondere delle verità per  dei comportamenti devianti, come aggregarsi a gruppi che seppure devianti ,  lo fanno sentire meno solo . Non lasciare i figli in balia del loro destino  per mancanza di tempo, per disinteresse o per timore  escludendo e trascurando le necessità;</em></p>
<p><strong><em>Educare è non fare  pressione  psicologica</em></strong><em>.  Ad esempio , laddove ci sono problemi matrimoniali ,I problemi di coppia , non mostrare ai figli i problemi riguardanti l’intimità della coppia scaricando su di essi il  conflitto esistente;  farli partecipare  ai litigi, alle offese, alle percosse e costringerli a prendere una posizione di parte .</em></p>
<p><strong><em>Educare  è insegnare al figlio ad accogliere le preoccupazioni</em></strong><em>, la realtà: esempio, dire la natura della morte di un famigliare:</em></p>
<p><strong><em>Educare un figlio è insegnargli a riconoscere i propri errori</em></strong><em>, le proprie manchevolezze: il figlio spacca l’auto e nessuno gliene chiede ragione.</em></p>
<p><strong><em>Educare è accogliere le scelte ed eventualmente discuterle insieme</em></strong><em>.. Uscire dalle incomprensioni, dove ognuno rimane attaccato alla propria opinione ed alla propria posizione: Es: il genitore pretende che il figlio si comporti secondo i propri schemi e non sente la ragione del figlio:  Tu non devi andare con quell’amica o amico perché è a me non piace , quindi è un poco di buono; tu devi studiare ingegneria e non fare musica perché quelli che fanno musica sono tutti dei falliti…”</em></p>
<p><em>Oppure il figlio che pretende di disobbedire ad una buona regola : Uscire fino alle 4 di mattina , quando il giorno dopo devo andare a scuola o al lavoro e me ne frego di quanto dici tu genitore. Quando invece basta uscire un po’ dopo cena per ristorarsi andando a dormire entro un orario sano.</em></p>
<p><strong><em>Educare è’ condividere con i figli situazioni e momenti , sentimenti</em></strong><em> :  riconoscere le emozioni, le insicurezze , la solitudine, le debolezze;</em></p>
<p><strong><em>Educare è sapere dire di no</em></strong><em> al figlio e condividere insieme i perché;</em></p>
<p><strong><em>Educare è confrontarsi</em></strong><em> mettendo in discussione la propria genitorialità, pur mantenendo l’autorevolezza del genitore;</em></p>
<p><strong><em>Educare non  è pretendere che il figlio</em></strong><em>  si conformi ai nostri desideri (con ricatti ) :se non vieni in chiesa, io ti punirò; se non lasci quegli amici , non avrai più la paghetta settimanale………..se non stai dalla mia parte ti abbandonerò, oppure  </em></p>
<p><strong><em>Educare è farsi rispettare e non offendere</em></strong><em> mortificando l’autostima: non capisci niente , non vali niente, hai la testa vuota.</em></p>
<p><strong><em>Educare è anche riconoscere il disagio</em></strong><em> , la rabbia, l’aggressività, la dipendenza, la menzogna che sono sempre fonte di vergogna sociale, ma che necessitano di aiuto.</em></p>
<p><strong><em>  </em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>ARGOMENTO CHE COLLEGA </em></strong></p>
<p><strong><em>I pericoli: Le interferenze negli stili educativi genitoriali: la cultura dominante contro la fede e la famiglia.</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><em>I maltrattamenti hanno come reazione lo svincolo o disimpegno morale . Con questo bagaglio sulle spalle il figlio non ha più riferimenti validi e sicuri e facilmente abbandonerà , si distanzierà dalle norme sociali, dalle regole morali dei genitori, con atti quali:</em></p>
<p><em>L’abbandono della fede, rifiuto di ogni forma di religione, del sacro, di Dio. Nelle azioni devianti dell’adolescente, c’è sempre la risposta alla mancanza di progetti educativi famigliari  e sociali validi.<strong> </strong>Allo svincolo morale il figlio si incammina quasi sempre su una strada che lo porta come abbiamo già sentito verso lo scollamento dalla famiglia. La cultura deviata diviene l’alternativa ad una famiglia di cui vogliamo liberarci.</em></p>
<p><em> Infatti, assistiamo ad una fioritura di nuove forme di paganesimo e secolarismo. L’ambiente di fede in cui viviamo è continuamente  sottoposto a giudizio, e perfino attaccato direttamente, nelle nostre convinzioni e nei valori più importanti. Sono sempre più diffusi una mentalità e uno stile di vita contrari al Vangelo e alla vera dignità della persona umana. E questo lo constatiamo non solo in alcuni mezzi di comunicazione e nelle campagne pubblicitarie, o nei programmi di educazione e nella legislazione di alcuni governi, ma anche nelle conversazioni comuni con i colleghi di lavoro o con gli amici. Questo dà l’impressione che “modernità” e “cattolicità” siano valori contrapposti e, anzi, che siano realtà incompatibili. Il giovane che ha ricevuto una educazione di fede può ugualmente  sentirsi confuso e non saper come reagire, immaginiamoci se non ha dentro sé strutturato quel modello morale….Sembra che alcuni giovani- ma anche i più adulti-  vivano la loro fede e la loro condizione di cattolici con un certo complesso di inferiorità, come vergognandosi di esserlo. Non mancano nemmeno quelli che adottano un atteggiamento difensivo e si chiudono in un conservatorismo di tipo radicale e polemico; alzano la voce ma non il livello degli argomenti, e l’effetto che ottengono a volte è quello contrario. Perché la verità, quando è proclamata senza carità, smette di essere cristiana. Forse i fenomeni più diffusi nella nostra società,  sono il soggettivismo religioso e l’«ateismo pratico». Il soggettivismo in campo religioso è frutto di una concezione della fede come puro sentimento o convinzione soggettiva, e non come accettazione solida di quanto Dio ci ha rivelato e la Chiesa ci tramanda. Per questo oggi ci sono tanti uomini e donne, perfino cattolici, che si creano una «religione alla carta», un cattolicesimo secondo i propri gusti. L’ateismo pratico si ha quando, pur accettando teoricamente Dio e le verità che la Chiesa ci tramanda, si vive la vita personale, familiare e professionale secondo valori e interessi contrari al Vangelo. C’è anche chi soccombe allo scetticismo e rinuncia a conoscere la verità. Questa indifferenza davanti alla verità è una maniera comoda e infantile, per non dire egoista, di affrontare la vita; oltre a non rispondere agli interrogativi profondi dell’esistenza umana, non porta a quella felicità che si trova solo nel possesso della verità. Nonostante tutti questi fenomeni esistono anche, grazie a Dio, i cattolici che vivono la loro fede con gioia e convinzione. Conoscono la propria fede, cercano di viverla con autenticità e sono capaci di comunicarla agli altri. Questi sono una consolazione e una grandissima speranza per Cristo e per la Chiesa.</em></p>
<p><em>La vera arma oggi per i giovani,  costretti a vivere questa realtà culturale, è riappropriarsi della propria famiglia riprendendo in mano il dialogo con il genitore e con la propria fede partendo eventualmente dall’approfondimento delle Sacre Scritture. </em><em>(Es, 20, 12)</em><em> , perché tu sia felice e goda di una vita lunga sopra la terra </em><em>(Ef, 6, 1-3).</em><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>☺ A tal proposito, sentiremo  dalla viva voce di un giovane la sua <strong>TESTIMONIANZA</strong> di fede: .</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> Dice <strong>San Paolo</strong>: “«Quand´ero bambino parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l´ho abbandonato» (<em>1 Cor</em> 13,11)”</em></p>
<p><em> All’età adulta corrisponde una fede adulta, cioè, coltivata e approfondita con serietà e metodo. E questo si ottiene solo con la preghiera e con una formazione permanente e metodica, contro quel relativismo, quel lasciarsi portare “qua e là da qualsiasi vento di indottrinamento che oggi sembra   l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. </em></p>
<p><em>Noi, invece, abbiamo un’altra misura: il Figlio di Dio, il <strong>vero uomo</strong>. E’ Lui la misura del vero umanesimo. “Adulta” non è una fede che segue le onde della moda e l’ultima novità; adulta e matura è una fede profondamente radicata nell’amicizia con Cristo».</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>LA FAMIGLIA E LA FEDE ANCORE DI SALVEZZA E PUNTI DI RIFERIMENTO PER I GIOVANI: UNICI VERI MODELLI CONCORRENZIALI .</em></p>
<p><em>LA DISSOLUTEZZA UMANA NON VA CIRCOSCRITTA ALLA FRAGILITA’ UMANA, ALLA DEBOLEZZA DELLA VOLONTA’, AD UNA CARENZA FORMATIVA. L’UOMO HA SEMPRE BISOGNO DI AMORE E NON SI RENDE CONTO CHE LA DISTRUZIONE DEL LEGAME CON DIO PREGIUDICA E MINA LA PERMANENZA DEI SUOI LEGAMI UMANI E LO AMMALA.</em></p>
<p><em>Quindi per concludere la vera arma per educare i figli  oggi  è istruirli a quell’amore che il mondo non dà , accogliendoli con l’autorità e la stima per renderli forti dal mondo.</em></p>
<p><em>Se è vero che i genitori non debbono  esasperare i figli come detto sopra, portandoli allo scoraggiamento ed allontanamento dalle regole, così anche i figli che la cultura di oggi tende a giustificare, devono obbedire ai genitori<strong>. </strong></em></p>
<p><strong><em>PREPARARE L’UOMO ALLA LUCE DELLA PAROLA DI DIO. DIO E’ AMORE, MISERICORDIA, RIPARAZIONE. </em></strong></p>
<p><strong><em>RISVEGLIARE  SENSIBILIZZANDO LE COSCIENZE, </em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong><strong><em>Colossesi 3,20-22</em></strong><em>  ce lo ricorda: “Voi, figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore. <sup>21</sup> Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino”. <sup>22</sup></em></p>
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		<title>Genitori e figli. Rappresentazione di alcuni modelli di figure genitoriali:  profili psicologici</title>
		<link>http://dottoressagamberini.com/214/</link>
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		<pubDate>Fri, 15 Oct 2010 18:13:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dottssagamberini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>

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La tematica proposta mi prende  da un lato perché il tema genitori-figli non solo  mi tocca quotidianamente come psicologo clinico e matrimonialista  ma anche come persona. Un tema assai vasto e complesso non solo come argomento della  psicologia dell’uomo, ma del percorso umano in generale;  tutta la vita si concentra su questi due punti che sostanzialmente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em> </em></p>
<p><em>La tematica proposta mi prende  da un lato perché il tema genitori-figli non solo  mi tocca quotidianamente come psicologo clinico e matrimonialista  ma anche come persona. Un tema assai vasto e complesso non solo come argomento della  psicologia dell’uomo, ma del percorso umano in generale;  tutta la vita si concentra su questi due punti che sostanzialmente toccano da vicino ogni persona.</em></p>
<p><em>In fondo diciamola tutta, chiunque noi siamo,   sia che siamo genitori, sia che  non lo siamo, siamo sempre figli e caso mai con una predisposizione ad essere genitori senza esserlo nella esperienza reale. Sicuramente nel progetto genitoriale non vi è solo l’intervento della natura, ma vi è anche la responsabilità dell’uomo a diventare genitore.</em></p>
<p><em>Difatti nella vita si diventa figli senza sceglierlo, ma si puo’ progettare e scegliere di essere genitori naturali o adottivi;  tutta la nostra condizione umana sin dalla nascita è coinvolta, influenzata,  non solo dalle predisposizioni biologiche , ma anche  da quelle predisposizioni psicologiche e morali che sono in ognuno di noi  -seppure diverse l’una dall’altra &#8211; vuoi  per la nostra natura caratteriale individuale vuoi per la esperienza che la vita ci preserva:  eventi, scelte di vita, sistemi valoriali  possono poi  modificare il modo di vivere da  figli o da genitori o addirittura  interrompere  il percorso verso la maternità e di conseguenza interrompere il percorso verso la  paternità .</em></p>
<p><em>Per semplificare diciamo che la  natura ci da una mano ,  e,   se noi  collaboriamo , potremo  portare a termine non solo il nostro progetto, ma anche quel progetto iniziale, quel dono  che si chiama vita . Non si dice poco.</em></p>
<p><em>Le tappe di crescita o tappe evolutive che verranno in aiuto allo sviluppo del bambino anche definito : ciclo evolutivo della vita, ciclo dell’Io-persona sono rappresentate  dall’Infanzia, dall’ Adolescenza e dal raggiungimento della Maturità’ sempre che i passaggi precedenti siano  completati . Sono stadi fondamentali , sono le basi , le fondamenta di una casa. L’alba della vita sara’ l’infanzia, la parte intermedia la Maturità della persona e la Vecchiaia ne rappresentera’ il tramonto ,  ma anche il culmine di un percorso prezioso e  vitale , irrinunciabile eredità dell’uomo.  </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong><em>L’ESPERIENZA PSICOLOGICA GENITORI E FIGLI con un po’ di teoria e molta pratica. </em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><em>All’interno di queste tappe evolutive esistono i  <strong>MODELLI DI FORMAZIONE DELLO SVILUPPO DELL’IO SONO I MODELLI EDUCATIVI,  I MODELLI FORMATIVI E RELAZIONALI. </strong></em><em>Sin dalla prima infanzia infatti, il bambino li attinge in famiglia  (primo nucleo sociale ) e poi  nell’ambiente socio -  culturale di vita : scuola , amici .</em></p>
<p><em>In ambito psicologico e psichiatrico si afferma che i fattori predisponenti la personalità partono già dal seno materno e comunque già a questa età  si possono individuare le cause che predisporranno la personalità del figlio .  </em></p>
<p><em>La famiglia rappresenta </em></p>
<ul>
<li><em>un laboratorio di trasformazioni; un punto di riferimento (ricercato o fuggito) all&#8217;interno del quale il figlio  sperimenta il suo sviluppo;</em></li>
<li><em>inevitabile sarà il conflitto tra genitori e figli;</em></li>
<li><em>inevitabile il conflitto generazionale;</em></li>
<li><em>inevitabile lo scontro per l’adolescente che cerca di affermare la propria identità. </em></li>
</ul>
<p><em>Ma è nella famiglia che  inizia  il suo  percorso evolutivo è li che sviluppa e rafforza le sue facoltà cognitive, affettive e sociali , è li che introietta  già nella fase dell’accudimento materno,  il suo modello educativo, coincidente con le abitudini, gli orari dell’allattamento , del controllo degli sfinteri, dei ritmi del sonno;  Il padre che non è  una figura di scarto in questa fase di accudimento materno  puo’ con il suo comportamento influire notevolmente già dalla nascita del figlio sull’umore della madre e sui suoi atteggiamenti verso il figlio o la figlia . </em></p>
<p><em>Quindi il padre e la madre seppure con compiti anche diversi collaborano per la costruzione  o distruzione della identità dei figli. Ai figli trasmetteranno i loro vissuti educativi, culturali, esistenziali, morali, psichici.  </em></p>
<p><em>In queste condizioni di vita il bambino recepisce tutto buono e cattivo , ma prende tutto quanto gli danno o gli fanno . Il bambino  nella sua condizione di bambino è  “possesso” dei genitori,  volente o nolente ,si affida . </em></p>
<p><em>Lo psichiatra e criminologo V.Mastronardi (1992) riguardo ai modelli educativi nelle fasi di crescita afferma che “su di un terreno predisponente individuale di maggiore recettività e sensibilità di un figlio, la famiglia è il primo e grande referente ed interprete del mondo, a cui fanno seguito la scuola, le amicizie ed i mezzi di comunicazione di massa, che se non ben decodificati, possono sia pur involontariamente trasmettere contenuti, mete e parametri distorti dalle singole interpretazioni personali”.</em></p>
<p><em>Vengono presentate quindi 8 modalità di comportamento genitoriale che possono condurre alla distruzione della base della autostima di  un figlio/a; si è specificato che prima di essere genitori si è figli e sulla base di cio’ si possono rintracciare comportamenti personali vissuti nel periodo della propria  formazione evolutiva :</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>-        <strong>Abnorme autoritarismo   ( dominanza parentale) :</strong></em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>-        <strong>Iperprotezionismo parentale (sottomissione genitoriale):</strong></em></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><em>-        <strong>Abnorme indulgenza (sottomissione genitoriale):</strong></em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>-        <strong>Genitori insicuri (carente modello di identificazione   socio-affettiva):</strong></em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>-        <strong>Madre immatura punitiva (atteggiamenti materni immaturi, possessivi, punitivi (ostilità nevrotica):</strong></em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>-        <strong>Comunicazione affettiva genitoriale ascettica e solo formale:</strong></em></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>-        Disturbato rapporto di coppia (con conseguente anaffettività e/o frequenti litigi, o percosse):</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>-        Atteggiamenti genitoriali ambivalenti – di abnormi divieti (o parole) , seguiti da facili accondiscendenze a fatti o viceversa: punitivi e permissivi </em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>-         <strong><em>Incongruenze decisionali e di esempi  (entrambi questi atteggiamenti possono comportare tendenze allo sperpero , alla anestesia affettiva ed utilizzare le persone per proprio uso e consumo): non è presente il modello educativo in maniera chiara e coerente</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Padri e madri , adolescenti che non sono cresciuti: Si puo’ notare in clinica che l’innamoramento in età avanzata verso  persone che possono avere l’età dei nostri figli , spesso induce a pensare che ci sia inconsciamente  il desiderio di tornare ad una adolescenza non vissuta fino in fondo, ferita, la paura dell’invecchiamento, porta a riscoprire una insicurezza latente.  </em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Aspettative negative delle persone significative,  </em></strong></p>
<p><strong><em>prime fra questi i genitori; genitori che non hanno fiducia e non danno fiducia </em></strong></p>
<p><strong><em>Schaefer, afferma che secondo il clima educativo che si crea in famiglia il bambino assumerà determinati tratti di personalità, che possono agevolare o compromettere la sua futura socializzazione.</em></strong></p>
<p><strong><em><br />
Se in famiglia c’è o c’è stato………</em></strong></p>
<p><strong><em><br />
Affetto (iperprotezione) + controllo =  si tende alla  </em></strong></p>
<div><strong><em>Sottomissione, alla dipendenza, alle buone maniere,  alla obbedienza . Scarsa creatività, conformismo                                                </em></strong></div>
<p><strong><em> </p>
<p></em></strong></p>
<p><strong><em>Affetto+autonomia =        buona fiducia in sé stessi, creatività, buon andamento sociale, indipendenza, abilità sociale, attività</em></strong></p>
<p><strong><em><br />
Ostilità (disapprov. norme troppo rigide)+ controllo =   eccessiva timidezza, timore, ansia,problemi nevrotici o sintomi psicosomatici. Disadattamento sociale. Timidezza. Incapacità di assumere un ruolo autonomo</em></strong></p>
<p><strong><em>Ostilità + autonomia = immaturità e    disadattamento          sociale. Aggressività                                 </em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em><span style="text-decoration: underline;">Dall’esperienza sul campo si possono rintracciare quelle  modalità comportamentali che hanno inficiato il percorso personale dell’autostima</span></em></strong><strong><em> :</em></strong></p>
<p><strong><em>“I casi che vengono riportati sono tutelati dalla legge sulla privacy in  ottemperanza al Decreto Legislativo 30 giugno 2003 n. 196 “Codice in materia di protezione dei dati personali</em></strong><strong><em>&#8220;.I nomi,  i luoghi ed alcuni particolari che possono identificare la personalità sono tratti dalla fantasia “</em></strong></p>
<p><strong><em>Caso di Bruna </em></strong></p>
<p><em>La signora ha 40 anni, sola, con due figli, nati da padri diversi, convive con un uomo al di fuori del matrimonio con il quale è in eterno conflitto. </em></p>
<p><em>Una figlia Alis anoressica maggiorenne, convivente , diventa professionista l’altra minore  Giulia diventa madre a 14 anni, conviveva ora si da un po’ alla vita. (cosa è passato dai genitori?).OSTILITA’+AUTONOMIA; OSTILITA’+CONTROLLO.</em></p>
<p><em>Presenta un dichiarato disturbo di personalità borderline. Abusata da bambina , continuerà poi a farsi usare dagli uomini, ma è come anestetizzata non prova emozioni, farà  uso di stupefacenti e di alcool,  che sostituiscono quell’amore castrato; sempre alla ricerca continua di affetti per colmare un vuoto che non raggiunge mai il  “pieno”.</em></p>
<p><em>Non è mai stata in grado di denunciare i genitori, rimarrà legata a loro come se nulla fosse successo. &#8220;Autodistruttiva  per senso di colpa&#8221;: secondo la psicoanalisi alcuni individui ricercano a livello inconscio, per mezzo del l’autodistruzione, una punizione come sollievo ad un profondo sentimento di colpa derivante da un non risolto conflitto psichico.<br />
Questo caso  non è lontano dai nostri vissuti . La patologia purtroppo si sta avvicinando alle nostre realtà dormienti proprio per nostra mano ovvero per nostra responsabilità. </em></p>
<p><em>Dirà: “<strong>Ero bambina quando subii molestie sessuali</strong> da parte dei miei genitori. Successe tutto nella nostra quotidianità. Alla domenica si svolgeva il rito. Si, loro, mio padre e mia madre avevano svolto quella azione su di me e per tanti anni. Per me era difficile capire che ciò che mi stavano facendo era male, poiché io amavo i miei genitori “. </em></p>
<p><em>Ebbi un colloquio con la madre della signora, purtroppo oramai maggiorenne nel quale mi dichiarò che secondo la sua convinzione era stato un bene e lo avrebbe rifatto. In fondo aveva scampato la figlia da pericoli esterni.</em></p>
<p><em>Mi accorsi dalla anamnesi famigliare e dai racconti che quella MADRE CASTRANTE O CASTRATRICE poteva essere stata lei stessa una figlia abusata . L’entroterra culturale e famigliare era depresso , molto limitato, e predisponente; in quel contesto rurale di 30 anni fa,  la donna viveva al margine dell’uomo marito  PADRE –PADRONE VIOLENTO, AGGRESSIVO ASSENTE. Sottomessa al maschio nel senso più spregiativo del termine.  Capii e mi  fu confermato da varie esperienze cliniche e della letteratura che la costruzione dei Modelli genitoriali molto spesso si tramandava a livello intergenerazionale, instaurandosi meccanismi di pensiero contorti, fragili e ritualizzati nelle generazioni. Questa madre ERA ABUSANTE CASTRANTE (OSTILE+AUTONOMIA)  .</em></p>
<p><em>A livello di entrambe queste personalità genitoriali:  materna e paterna si intravvedono grave immaturità , carenze affettive  e spesso deficit cognitivi ,  un  carico  di vissuti  riconducibili alla  psicopatologia  personale e famigliare, personalità psicopatiche :  prendiamo da un lato questa  madre assente, carente, castrante , immorale , anaffettiva e malevola ; questa personalità è senz’altro figlia di un vissuto famigliare che a sua volta la ha castrata, abbandonata (la grafologia definisce  una  Madre Castratrice ,  Anaffettiva ; dall’altro lato  quando è la figura paterna a trascurare troviamo la difficoltà da subito nel figlio a livello di identificazione; infatti la figura paterna  costituisce un modello identificatorio e formativo del Super-Io in età più avanzata ed in adolescenza ; In questo contesto ci troviamo di fronte ad un Padre – Padrone non consono ad un Padre Autorevole , Aggressivo, Assente,  Immorale, Abbandonico .</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Molte teorie  identificano la formazione della personalità in generale (e nel particolare anche di determinate personalità  delinquenziali) in fattori  predisponenti  come  i tratti individuali che in grafologia si definiscono nel  temperamento ,  i tratti somatici,  costituzionali e neuropsicologici , altre teorie considerano determinate personalità frutto di fattori  identificabili in determinate esperienze infantili o famigliari , altre teorie ancora parlano di comportamenti appresi in determinati gruppi socio-culturali. Quindi le esperienze che il bambino fa lo influenzano e lo predispongono. </em></p>
<p><em>E’ importante dunque che le prime esperienze del bambino e della bambina nel loro ambiente famigliare risultino positive perchè l’effetto nocivo delle carenze affettive  materne  e paterne possono concorrere DA SOLI O INSIEME AD ALTRI FATTORI SCATENANTI alla costituzione di condotte o comportamenti  ritenuti  fattori patologici della personalità .</em></p>
<p><em>Troviamo all’interno delle casistiche delle madri abbandoniche , neonaticide, infanticide, madri depresse che nella loro infanzia hanno avuto genitori abbandonici, assenti….padri abbandonici, perversi , abusanti, ambienti poveri di stimoli.</em></p>
<p><em>Non vanno sottovalutati quindi tra i fattori predisponenti una certa personalità:  </em></p>
<p><em><span style="text-decoration: underline;"> La disgregazione famigliare:</span></em><em> come avviene nelle separazioni, nei divorzi, ; anche qua mi ripeto :  non tutte le persone che si separano disgregano la famiglia; vediamo </em></p>
<p><em> spesso anche nelle malattie e nella morte dove si determina una separazione forzata si puo’ verificare la distruzione della famiglia. </em></p>
<p><em><span style="text-decoration: underline;">La mancanza assoluta di disciplina parentale:  </span></em></p>
<p><em>Genitori ostili e autoritari possono rafforzare aggressività : L’atteggiamento padre-padrone verso il figlio , viceversa dall’altra parte una disciplina troppo permissiva tipica spesso di genitori facilmente ricattabili emotivamente, o assenti o depressi. </em></p>
<p><em>Genitori iperprotettivi possono limitare fortemente l&#8217;autonomia e la creatività del ragazzo rendendolo dipendente; </em></p>
<p><em>Il rifiuto nei confronti del figlio.</em></p>
<p><em>Nei litigi e nella negligenza, la trascuratezza nei confronti del figlio.</em></p>
<p><em>Nell‘immoralità dei genitori (tipico dei genitori abusanti ,maltrattanti )</em></p>
<p><em>Cosa puo’ provocare nei figli  la combinazione di  atteggiamenti negativi messi in atto dal  Modello genitoriale ? </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>In tutti i casi che vengono  presentati si evidenzia il riflesso di una immagine negativa di sé interiorizzata del modello genitoriale</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong><em>Pina, 37 anni. </em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><em>Laureata, Colta, Famiglia come tante. Onesta e ben vista in città. Vive sola da quando è riuscita a staccarsi da quel nucleo famigliare che seppure disturbato nel rapporto di coppia padre, madre (con conseguente anaffettività e/o frequenti litigi, e percosse tra i genitori) era per lei un distacco da un dolore piu’ profondo che covava.</em></p>
<p><strong><em>Una bambina che ha assistito alla violenza domestica</em></strong><em>, quindi ha subito quelle privazioni che si determinano in ambienti gravemente disfunzionanti.</em></p>
<p><em>Abbiamo detto in piu’ salse che l&#8217;ambiente familiare ovvero l</em><em>a famiglia rappresenta il luogo sociale primario. La carenza di cure materne, la privazione del padre, la disgregazione familiare, sono elementi predisponenti, ad un futuro comportamento aggressivo verso se stesso o verso gli altri da parte del bambino nei confronti di una situazione nella quale non può trovare alcun sostegno.</em></p>
<p><em>La difficoltà è emotivo-relazionale ; la fobia sociale, la paura dell’uomo; uno  specchio con il padre –padrone; ed una madre  che le rifletteva una donna madre matrigna e maligna:” tu vai con tuo padre”.  La condanna era per senso di colpa ; se non mi amano i miei genitori è perché non me lo merito, quindi.. . </em></p>
<p><em>La privazione precoce della madre buona, affettiva, accogliente  ha provocato in Pina sia un atteggiamento di indifferenza affettiva e di aggressività verso l’amore che per paura di riperderlo quell’affetto , quell’oggetto d’amore, non lo vuole piu’, si discosta,  con grande difficoltà a relazionare.</em></p>
<p><em>Pure in altri casi  si puo’ sviluppare un atteggiamento antisociale o diventare persone con grosse difficoltà interpersonali .</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong><em>Caso di Giorgio 24 anni. </em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><em>Clinicamente presenta N.OSSESSIVA, in disturbo di personalità :</em></p>
<p><em>Fattori predisponenti che possono aver determinato la sua patologia Abuso sessuale in età primaria; padre assente, affetto da squilibri psichico, madre sottomessa, invalida , muore quando Giorgio ha 15 anni.</em></p>
<p><em>Il giovane studia con profitto, pur con grave insicurezza,  i sensi di colpa lo bloccano. Dice di non meritarsi niente e che in fondo la fiducia che io ripongo in lui è mal riposta perché in fondo lui non merita niente. Il padre in fondo  gli ha sempre detto :” tu non vali niente e non sei neanche un uomo” il ragazzo verso i 3 anni ha subito accarezzamenti delle parti genitali da un parente adulto.; In adolescenza è stato picchiato e per legittima difesa , il ragazzo si è rivoltato. Grandi sensi di colpa. Giorgio ha strutturato una &#8220;Identità negativa&#8221;: secondo Mailloux il bambino interiorizza una immagine negativa di sé stesso in base alle aspettative negative delle persone significative, prime fra questi i genitori. Questo porta il bambino ad assumere un comportamento che, col crescere dell’età, è sempre più minaccioso e violento compromettendo tutte le sfere relazionali;  quando –come in questo caso- è la figura paterna a trascurare,  la difficoltà che emerge da subito nel figlio si evidenzia a livello di identificazione; infatti la figura paterna  costituisce un modello identificatorio e formativo del Super-Io in età più avanzata ed in adolescenza ; madre sottomessa ad un modello di marito estremamente confusivo della identità e quindi la privazione di una madre affettiva che dia autonomia , rende ancor di piu’ la personalità sfuggente all’amore che gli è stato negato.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong><em><span style="text-decoration: underline;">Casistiche</span></em></strong></p>
<p><strong><em><span style="text-decoration: underline;"> </span></em></strong></p>
<p><em>Si va più giù ancora nella casistica quando troviamo in questo parco- figli vittime di modelli genitoriali sbagliati che come meccanismi difensivi assumono ruolo e sembianze dei bulli verificabili nei  comportamenti antisociali messi in atto; al contrario opposto  bambini che si ritrovano nel ruolo della vittima dei bulli e sono di solito più ansiosi ed insicuri degli altri compagni. Sono spesso prudenti, sensibili e tranquilli.</em></p>
<p><em>Soffrono di scarsa autostima, presentano una visione negativa di se stessi e della propria situazione. Se sono maschi, tendono ad essere fisicamente più deboli dei compagni. Si trovano vittime passive e vittime provocatrici , caratterizzata da una combinazione di due modelli reattivi, quello ansioso e quello aggressivo. </em></p>
<p><em>Oppure  ragazzi già dediti alla delinquenza possibili e futuri serial killer</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>E’ di pochi giorno or sono il caso del ragazzo  di 14 anni affiliato ad una famiglia camorrista che ha ucciso un uomo adulto. Ci si chiede come puo’ un minore essere già cosi’ degradato nella dignità e nella coscienza? Ma, ci si chiede anche che genitori  ha questo ragazzo? Questi ragazzi sono i nostri ragazzi, i nostri figli.</em></p>
<p><em>Se gli adulti  in generale,  la società,  e nel particolare la famiglia,  non sanno dare indicazioni di progettazione ai figli  é inevitabile che questi ragazzi crescano in situazioni di così grande disagio tanto da arrivare anche a delinquere. I ragazzi delle ultime generazioni crescono più velocemente, stimolati come sono dal mondo esterno. Purtroppo essi apprendono quasi sempre modelli negativi più che modelli di progettualità e di crescita. : in un recente caso di cronaca è venuto alla luce  che  ragazzi di 7-8 anni  riescono a mettere in piedi un&#8217;estorsione sia pure di 50 milioni, facendosi portare i soldi presso la scuola: é accaduto in una città vicino a Milano.</em></p>
<p><em>Questi ragazzi hanno progettato e posto in essere attività proprie della commissione di un reato complesso e raffinato. Immagino che nessuno di noi sia in grado di pensare e organizzare un&#8217;estorsione, telefonando al titolare di una ditta che si occupa di carico e scarico di farina, e, affermando di avere visto scaricare cocaina o eroina, chiedendo il pagamento del silenzio. </em></p>
<p><em>La storia così raccontata potrebbe indurre al sorriso, dal momento che dimostra l&#8217;intelligenza dei ragazzi e la loro capacità di organizzazione.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong><em>CONCLUSIONI</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><em>Se c&#8217;è confusione nel mondo degli adulti, se quel mondo non ha progettualità, che cosa possono esprimere i bambini, gli adolescenti , che passano  attraverso  un mondo infantile così  difficoltoso? Che ne sarà di quel  mondo adolescenziale senza riferimenti educativi ed affettivi? Che mondo  apparirà ai loro occhi?  Come sarà l’identificazione con l’adulto  incapace di rassicurarli , di farli crescere sicuri e forti nelle loro potenzialità ?</em></p>
<p><strong><em> Un mondo che non  rassicura  e da cui bisogna difendersi è un mondo che condanna.</em></strong></p>
<p><em>Chi sceglierà allora quell’adolescente come modello?.E’ facile intuire che se un figlio vive in un contesto famigliare e genitoriale  disfunzionante nelle capacità  relazionali ed affettive  sostituirà la mancanza di affetto vero con  il calore affettivo che gli proverrà dagli amici,  dal gruppo dei pari e la percezione di approvazione da parte loro sarà  fondamentale per l&#8217;adolescente. </em></p>
<p><em>Da tale dinamica: genitori &#8211; figli fuoriesce  il fenomeno bullismo che è il risultato di quel  malessere che parte per l’appunto dalla disfunzione della famiglia. I figli hanno riprogrammato in quegli acting out  antisociali che si perpetuano in atti aggressivi,  impulsivi e stati di irrequietezza  un mondo  auto difensivo atto a colmare il vuoto di lasciato da quegli adulti oramai fuori gioco . Bulli e vittime  imprigionati , incatenati gli uni agli altri in un ballo pericoloso dove gli uni – i bulli- diventano adulti asociali e gli altri –le vittime -saranno destinati all&#8217;abbandono scolastico, alla depressione e, in casi estremi, al suicidio. </em></p>
<p><em>E concludendo questo breve spazio di riflessione lasciato discretamente ad ognuno  ci si puo’ chiedere:  Chi sono i genitori violenti o incapaci? Sono bambini infelici.</em></p>
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		<title>Riflessioni sulle possibili cause  sociali più macroscopiche responsabili della distruzione della famiglia attuale</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Sep 2010 09:27:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Poter parlare di famiglia senza il silenziatore e senza il pregiudizio che dire la verità non è conveniente è una libertà irrinunciabile ; una libertà che prescinde da qualsiasi ideologia politica avulsa per sua natura da una neutralità peraltro necessaria in questo ambito psicologico e sociale .
Riflettere dunque sulla famiglia così come ci appare e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Poter parlare di famiglia senza il silenziatore e senza il pregiudizio che dire la verità non è conveniente è una libertà irrinunciabile ; una libertà che prescinde da qualsiasi ideologia politica avulsa per sua natura da una neutralità peraltro necessaria in questo ambito psicologico e sociale .</p>
<p>Riflettere dunque sulla famiglia così come ci appare e studiarne le dinamiche interne ed esterne con la stessa libertà di chi è sorretto da una coscienza obiettiva e da un ordine morale integro diviene indispensabile per decifrare e riconoscere da un lato quei comportamenti distruttivi e autodistruttivi quasi sempre responsabili dei disagi e disastri umani e dall’altro lato riuscire con una buona traduzione della realtà a trovare i mezzi per riparare i danni che ne sono derivati.</p>
<p>Pensiamo a motivo della riflessione in corso ai tanti ostacoli presenti nell’attuale scenario sociale e politico; pensiamo alle miriadi di correnti di pensiero “spesso vittime di sè stesse e dei tanti secondo me”, che si autoproclamano detentrici della verità , ma che in ultima analisi sono così lontane da riferimenti valoriali etici concreti ed edificanti in grado di chiarire a chi cerca di vivere coerentemente nella vita il vero significato esistenziale dell’essere persona , dell’essere nel mondo Notiamo che alcune delle cause sociali responsabili della distruzione della famiglia sono da ricercare intimamente nel modo di essere e di pensare delle persone, ma che derivano sicuramente:</p>
<ol>
<li><strong>dalla perdita delle radici cristiane:</strong><br />
A suo tempo Papa Benedetto XVI a Ratisbona ha esortato al retto uso della ragione che può essere accolta da qualsiasi cultura e religione e si rivolge, prima ancora che alle altre religioni, all’Occidente che sembra rifiutare le radici, fìlosofìche e cristiane, su cui è stata costruita la sua cultura, in favore di un sapere esclusivamente tecnico-scientifico che perde di vista la realtà più ampia della ragione umana. Il rischio opposto è quello del rifiuto del valore della conoscenza razionale che può sfociare nell’arbitrio e nella violenza, rischio che ha toccato anche il Cristianesimo nella sua lunga storia, per quanto oggi sembri più diffuso, o almeno ha conseguenze più tragiche, nell’ambito di altre tradizioni ideologiche o religiose.</li>
<p> </p>
<li><strong>dall’avvento della secolarizzazione e dalla umanizzazione del pensiero:</strong><br />
Tra le cause sociali che possono essere definite anticipatrici di modelli culturali , di sistemi valoriali negativi, possiamo citare la secolarizzazione e l’umanizzazione del pensiero che rifiuta Dio, e va verso la perdita della capacità di distinguere tra bene e male tra normalità e perversione; una perversione della coscienza e della ragione.Monsignor Luigi Negri, vescovo di San Marino­ Montefeltro <a style="font-size: 10px;" href="#spiegazione1">(1)</a>, afferma che “la modernità ha cercato di realizzare un umanesimo senza Dio”, ha cercato di toglierlo di mezzo, per percorrere una strada che poggiasse totalmente sull&#8217;uomo, sul suo potere, sulla sua capacità di conoscere la realtà, per organizzarla scientificamente e manipolarla tecnologicamente. Il tentativo ben riuscito di creare un umanesimo senza riferimenti religiosi è come dire “non contro Dio, ma senza Dio”.</p>
<p>Anche Sua Eminenza il Cardinale Carlo Caffarra ribadisce sulla stessa falsa riga che l’uomo “è pensato sempre di più come un fortuito risultato di processi naturali, lontani dalla onnipotenza di Dio e da ogni verità riconducile a Dio . La verità disincarnata dall’esistenza di Dio, libera l’uomo da ogni valore morale e di coscienza , lo libera dall’impegno assunto nel matrimonio e da qualsiasi tipo di vincolo , il rapporto uomo-donna perde la sua forma originaria di sacramento facendo gridare &#8211; di fronte alle percentuali sempre più esorbitanti di separazioni e divorzi” all’inutilità del matrimonio a favore di un fac- simile di matrimoni che con la famiglia tradizionale nulla hanno a che fare. Senza ombra di dubbio è’ messa in discussione la validità, la idoneità e la consistenza del matrimonio; la mentalità attuale è che la convivenza equivalga al matrimonio; in sostanza per vivere insieme non è necessario sposarsi e quindi pare di capire che il vecchio detto “fin che morte non ci separi” non abbia più valore.</p>
<p>Peraltro c’è in atto il tentativo di subordinare la Fede alla politica o meglio la Chiesa allo Stato ; una controtesi che mostra tutti i segni di una patologia che tocca ampi strati della popolazione, , più che mai sostenuta da un governo cieco a quelle che sono le vere esigenze della società che senza evidente identità sociale non ha strumenti sufficienti atti ad arginare gli effetti di un danno che si sta perpetuando in senso bioetico alla persona umana, alla famiglia ed alla vita.</li>
<p> </p>
<li><strong>dal limite della ragione umana: l’abbattimento della coscienza obiettiva per una coscienza soggettiva:</strong><br />
La società ha sviluppato soprattutto in questi ultimi decenni una coscienza soggettiva definibile anche egoismo soggettivo spesso alibi per la propria caparbietà e indocilità alla correzione morale. Solo con una coscienza oggettiva si realizza il passaggio per l’uomo che vuole costruire una vera vita. che abbia un senso.Sua Santità Benedetto XVI sottolinea infatti che senza una coscienza non esiste alcuna barriera al dominio dell’uomo sull’altro uomo. La coscienza è qualcosa di sacro che rimane inattaccabile solo se è in grado di ribellarsi alle influenze del mondo in quanto la signoria della coscienza garantisce la libertà <a style="font-size: 10px;" href="#spiegazione2">(2)</a> e mostra de facto la sua infallibilità.</p>
<p>Di contrario avviso si muove questa società che è intorno a noi; così come ci appare, non mostra una coscienza pura e ci rimanda indignitosamente una immagine famigliare quanto mai sfigurata; lontana anni luce da quella famiglia che un tempo era fucina di vita e di valori. Aggredita dal relativismo imperante e dalle ideologie della post-modernità che hanno permeato quasi del tutto il tessuto sociale, la famiglia agonizza nel frastuono di questa cultura assordata e assordante che sfrutta l’ignoranza –cattiva consigliera- a favore delle nuove tendenze atte a distruggere la Verità a giustificazione della Menzogna.</p>
<p>Allo sbando culturale la famiglia quindi è divenuta preda di <strong>derive comode</strong>, subdole, sganciate da qualsiasi progetto esistenziale e morale ritenuto restrittivo dai più della libertà di scelta soggettiva. lo stesso mons. Angelo Bagnasco <a style="font-size: 10px;" href="#spiegazione3">(3)</a>, ne parla riferendosi ad Amnesty International, ed alla posizione assunta a favore della inclusione, tra i diritti umani riconosciuti, della scelta di aborto, magari anche solo nei casi di violenza compiuta sulla donna. derive che “ci rendono ulteriormente avvertiti del pericoloso sgretolamento a cui sono sottoposte le consapevolezze umane anche le piu’ evidenti, e della necessita’ urgente di una presenza qualificata quale può essere la coscienza capace di contrastare simili esiti se formata ed educata”.</li>
<p> </ol>
<h1>Alcune considerazioni psicologico-esistenziali che toccano la famiglia</h1>
<p>La famiglia ci coinvolge tutti non foss’altro perché tutti siamo nati da qualcuno, siano essi poveri o ricchi, sani o malati per quel destino umano comune che volenti o nolenti ci lega a livello esistenziale . Vogliamo manifestare liberi da ogni forma ideologica, più incline a negare che a capire, che il pilastro della crescita della famiglia e della società è nel suo complesso quel sistema di valori etici morali in grado di fare breccia nel cuore di coloro che la compongono. A livello esistenziale infatti la famiglia è il caposaldo della società, è il vissuto sociale intimo delle persone che la compongono, è la salute stessa e va ben oltre ogni forma di ipocrisia, di derisione e di personalismi messi in atto in gran parte da quelle ideologizzazioni e culture secolarizzate in nome della modernità.</p>
<p>Noi, consideriamo che una delle ragioni essenziali che tolgono alla famiglia il suo valore esistenziale e morale si concentri sul limite della coscienza- Di fatto, il limite della coscienza ci sembra sia sotto gli occhi di tutti, come le conseguenze date dal corrompimento delle radici famigliari come l’abbiamo fino a qua citata , la società continua nel suo intento autodistruttivo e distruttivo imperterrita e confusa, sempre più solcata da una cecita’ morale destinata a perpetuarsi ed aggravarsi , verso una china che il tempo già testimonia nella dilagante intromissione della pornografia, della violenza omicida in famiglia così come delle efferatezze degli abusi sessuali, degli incesti e degli aborti, . E’ venuto meno quel codice morale che pone il limite , quel limite capace di distinguere un comportamento lecito da un comportamento perverso.</p>
<p>Disgraziatamente, ci dobbiamo riferire indistintamente a tutti credenti e non credenti, famiglie laiche e consacrate perché le conseguenze della corruzione dilagante del tessuto sociale non ha risparmiato nessuno. La mentalità corrente secolarizzata non ha dispensato nemmeno quelle famiglie che pur avendo alle spalle tradizioni, valori educativi e morali irreprensibili, non riescono più a rimanerne immuni costituendo una casistica significativa e di grande preoccupazione sociale , in particolar modo per il Magistero della Chiesa. Il nulla allora permea questa nostra realtà , ma il nulla non trova speranza in nessuna parte dell’universo e oltre e l’uomo alla deriva di se stesso sarà invece in balia dei propri bisogni psichici istintuali, violenti e possessivi che coinvolgono a tutto tondo individui e società.</p>
<h1>L’immagine della famiglia sfigurata minata dal cancro immorale</h1>
<p>L’espressione del danno alla famiglia è visibile da tutti coloro che ancora sorretti da un briciolo di coscienza hanno il coraggio –perché solo così si può dire –di denunciarne i fatti ed i misfatti; in questi ultimi tempi poi gli attacchi sono diventati più espliciti ed aggressivi contro la famiglia. sia il Papa Benedetto XV1 che il suo predecessore Giovanni Paolo II hanno denunciato che con l’invasione del secolarismo l’uomo ha respinto Dio: non accettando di conseguenza “l’istituzione naturale” della famiglia e non comprende il dono che è nell’ amore unitivo e procreativo dell’ uomo e della donna , della comunione di vita sorretta dalla fedeltà e della reciprocità fin che morte non separi ( in Humanae Vitae 12 ) gli anarchici della morale potrebbero intervenire e definire questa sana preoccupazione un allarmismo inutile perché , dicono, che questi comportamenti esistono da sempre , da che mondo è mondo a significare il bisogno dell’uomo di vivere liberamente le sue scelte senza la intromissione di un Dio (ora ne hanno messo in campo tanti) senza considerare però la realtà nuda e cruda come si presenta oggi e senza rimedi concreti capaci di bloccare questa forma di emorragia sociale e morale.</p>
<p>E’ necessaria una riflessione che vada oltre l’egoismo soggettivo e si collochi sulla obiettività dei fatti che accadono:</p>
<ul>
<li><strong>con gli attentati alla vita</strong> (contraccezione, aborto, tentativi di manipolazione genetica, fecondazione assistita, eutanasia, testamento biologico, clonazione ), l’uomo viene spogliato, privato della sua dignità di persona; perde la capacità di decidere in scienza coscienza. Gli orrori dell’aborto non riconosciuto come omicidio dalle leggi dello Stato : “ In Europa una delle cause che determinano sempre di più il calo della natalità del vecchio continente è il dramma dell’aborto: ogni anno si impedisce a molte migliaia di bambini di nascere.</li>
<li><strong>con gli attentati alla famiglia</strong>: (divorzi, infedeltà, convivenze, coppie di fatto, riduzione dei matrimoni, ritenuta da alcuni solo un problema biologico e non relazionale, sostengono che sia solo <strong>una invenzione della Chiesa. (San Paolo ai. Romani 1,24-26)</strong></li>
<li><strong>con gli attentati alla persona</strong> :la pedo-pornografia, abusi spesso perpetrati in seno alle stesse famiglie sui minori e sugli adulti, il sesso maniacale, il maltrattamento intrafamigliare, e parentale, la violenza omicida, le dipendenze, il suicidio) . In Genesi: Eva vide che il frutto dell’albero era “buono da mangiare e seducente per gli occhi…” (Vangelo di Giovanni 3,6). Monsignor Bagnasco nell’Omelia alla Vigilia della Solennità di N.S. della Guardia a Genova nell’agosto del 2007, sottolineava all’assemblea che non bisogna lasciarsi ingannare dalle molte voci che vogliono farci credere che ciò che conta è solo ciò che cade sotto i nostri sensi. Non è vero che l’uomo è solo corpo e che deve essere sempre e comunque soddisfatto, che la vita presente è tutto e bisogna spremerla come godimento il più possibile perché dopo, avverte, dopo verrà la notte del nulla.</li>
<li><strong>con gli attentati ad una corretto modello pedagogico capace di formare la coscienza dell’uomo</strong> : In una parola il laicismo imperante sta affermando una feroce negazione delle tradizioni educative cristiane proprio qua nel nostro occidente, coinvolgendo e sfigurando i modelli educativi sino ad ora unici riferimenti basilari per la società famigliare: <strong>nelle scuole, nelle altre strutture o agenzie educative, negli istituti , nelle comunità, nel mondo del lavoro e sulla strada, e all’interno delle famiglie stesse d’origine si inneggia alla diseducatività</strong>.</li>
</ul>
<p>Addirittura a livello dell’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite si chiede un impegno degli Stati membri a tutela di ogni forma di violenza all’infanzia eliminando e modificando atteggiamenti e sistemi valoriali e culturali che giustificano o normalizzano la violenza, incluso forme violente di educazione dei fanciulli (N.Y. 27.11.2007).</p>
<p>Una denuncia che ci riguarda ; diviene indispensabile intraprendere azioni sui media per i modelli culturali che diffondono, dai programmi televisivi, ai modelli maschili e femminili sviliti, volgari diseducativi che vengono proposti .In Europa la televisione italiana è considerata malissimo proprio a motivo di questi modelli. E&#8217; ridicolo che, anche a livello governativo, si propugni da un lato la cultura dell&#8217;infanzia e dall&#8217;altro la televisione continui un&#8217; opera costante di diseducazione e diffonda una sottocultura di violenza.</p>
<p>Altro che tenere conto delle differenze di genere e lavorare per la prevenzione della violenza sulle bambine. (da una nota del Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattameno e gli Abusi all’Infanzia).</p>
<p>Ci preme manifestare il sospetto che dietro alla rovina della persona e della famiglia con l’abbattimento della Coscienza Morale e Religiosa, ed il conflitto di interessi tra Scienza e Fede si celi una stretta correlazione tra malattia morale e malattia psichica; una correlazione di causa-effetto.</p>
<p>In taluni contesti accademici la scienza non ipotizza affatto una possibile incidenza tra la malattia mentale e la malattia morale se non per ritenere la Chiesa colpevole di moralizzare ingiustamente ogni contesto educativo dimenticando che la perversione , i maltrattamenti e gli abusi in forte percentuale si attualizzano in ambienti famigliari già di per sé malsani e privi di ogni formazione morale predisposti alla immoralità (inteso quell’atteggiamento contrario alla norma morale fondamento del costume sociale) inculcando così nei giovani un disagio ed un bisogno sempre più forte di liberare la propria aggressività pulsionale per gestirla nel proprio privato come meglio si crede fino all’estremo.</p>
<p>Analizzando poi alcuni modelli psicologici come quelli di Bowlby (1982) e Weiss (1995), sulla teoria dell’attaccamento: si conferma che esiste una reale trasmissione transgenerazionale del maltrattamento e abuso all’infanzia. Gli Autori concordano ampiamente sulla stretta correlazione esistente tra maltrattamenti ai figli e stili di attaccamento esperiti dai genitori all’interno delle proprie famiglie di origine. Spesso i genitori che maltrattano sono stati bambini maltrattati e sono condannati sovente alla ripetizione dell’esperienza di abbandono e rifiuto della propria infanzia. Non a caso le madri vittime di violenza sono danneggiate dalla loro propria esperienza di maltrattamento nell’empatia. Così dicasi degli stessi padri violenti. Citiamo inoltre le conseguenze dei vari traumi subiti e agiti di violenze, di maltrattamenti, premonitori spesso di sindromi post-traumatiche da stress. Il prof. Van Der Kolk dell’Università di Boston, stima in una percentuale del 10% della popolazione mondiale il trauma derivante da violenza. Conferma che il trauma infantile è all’origine di numerose conseguenze in età adulta: dalla dipendenza da sostanze ai disturbi psicologici e psichiatrici, dell’affettività, della sessualità, sino alla devianza , alla aggressività.</p>
<p>Quindi ipotizzare la congiunzione tra malattia psichica e malattia morale è molto vera. Non a caso se certi comportamenti sessuali non trovano un controllo ed un ostacolo sulla loro strada, la china perversa li attende sino a modificarsi in gravi patologie sessuali a sfondo criminale. Non basta quindi conoscere i concetti scientifici per sentirsi al riparo dalle nefandezze dell’umanità : bisogna ascoltare la voce interiore della coscienza morale e viverli di conseguenza. Se ciò non avviene la pressione perversa non controllata verrà solo agita ; interiorizzata produrrà altre perversioni mietendo nuove vittime. La spinta a quei “piaceri “oramai piegati alle richieste perverse producono un disordine grave a tutta la persona, in senso psicopatologico e immorale.</p>
<h1>Conclusione</h1>
<p>Con il modello educativo della liberalizzazione da ogni qualsivoglia morale anche sessuale si sono liberate quelle idee perverse dal nostro inconscio –termine psicologico per definire il luogo dove la furia dell’istinto domina incontrastato &#8211; che non sopportando le frustrazioni -che la rinuncia comporta &#8211; prevarranno sotto forma di istinti bestiali e aggressivi e senza catastrofismo . L’unica forza capace di contrastare i danni dell’impulso è la COSCIENZA.</p>
<p>Ricordando le parole date al popolo di Dio nell&#8217;esortazione apostolica Familiaris consortio&#8221; da Giovanni Paolo II dove si afferma che la famiglia risente di questo degrado e lo possiamo vedere nelle conseguenze e nelle minacce che emergono quotidianamente ai danni della famiglia; noi dobbiamo chiederci come possiamo dominarle? Chi è in grado di arrestare questa distruzione nella società civile ? I politici , di conseguenza, la politica deve essere in grado di rispondere ai veri bisogni dell’uomo nella salvaguardia della sua dignità per un mondo migliore capace di sconfiggere il degrado che è il vero limite dell’uomo. I Padri Sinodali dal Sinodo dei Vescovi datato Roma 26 settembre e 25 ottobre 1980 hanno ricordato, tra gli altri, i seguenti diritti della famiglia: “La Chiesa difende apertamente e fortemente i diritti della famiglia dalle intollerabili usurpazioni della società e dello Stato”. Ricordiamo le parole date al popolo di Dio nell&#8217;esortazione apostolica &#8220;Famiiaris consortio&#8221; (n. 75) dal papa Giovanni Paolo II:<br />
&#8220;&#8230;Il futuro del mondo e dell&#8217;umanità passa attraverso la famiglia.&#8221; Vogliamo terminare lasciando aperti ampi spazi alla riflessione ed alla discussione, considerando che la nostra riflessione è solo uno interpretazione di un metodo di lavoro psicologico attento alla coscienza dell’uomo come vero baluardo di guarigione per se e per gli altri uomini. Certo è che la condizione riparativa della Chiesa è in grado di far coincidere ragione e fede in un modo nuovo, superando le limitazioni autodecretate della ragione a ciò che è verificabile nell’esperimento, dischiudendoci a tutta la ampiezza del creato ed alla docilità a Dio che di esso ne è l’Assoluto. Fra i tanti concetti di coscienza, ci piace pensare che la coscienza è la voce di Dio dentro di noi, assumendo la coscienza un carattere assolutamente inviolabile, la quale verrebbe a trovarsi al disopra di qualsiasi legge umana <a style="font-size: 10px;" href="#spiegazione4">(4)</a>. Con l’unione di un intimo legame diretto tra Dio e l’uomo, acquistiamo una dignità assoluta e la capacità di comprendere il bene e scacciare il male che è in noi e divenire testimoni della verità.</p>
<hr />In 2Cor 4,4 leggiamo: “Il dio di questo secolo ha accecato la mente incredula (di coloro che si perdono), perché non rifulga ad essi lo splendore del glorioso vangelo di Cristo “. Parlando agli uomini del nostro tempo Papa Giovanni Paolo II li illuminava denunciando il pericolo imminente che corre la Famiglia e la Società Civile rispetto al Piano di Dio <a style="font-size: 10px;" href="#spiegazione5">(5)</a>. .<a style="font-size: 10px;" href="#spiegazione6">(6)</a></p>
<p>Richiamava l’attenzione. Di tutti indistintamente, dalle singole genti, alle istituzioni e si domandava: “se dopo la definitiva sconfitta storica del nazismo e del comunismo nei Paesi Occidentali non operi ancora una nuova ideologia del male, forse più subdola e celata che tenta di sfruttare contro l’uomo e contro la famiglia, perfino i diritti dell’uomo”. Il carattere ideologico di campagne che nella realtà vogliono eliminare ogni tutela sociale della famiglia fondata sul matrimonio ossia di un attentato ai valori morali fondamentali, in quanto precedono logicamente l’adesione alla fede cattolica, così come precedono le libere opinioni politiche”.</p>
<h2>Riferimenti bibliografici</h2>
<p><a id="spiegazione1"></a></p>
<p style="font-size: 10px;">(1) Negri mons. Luigi . Per un umanesimo del Terzo millennio. Il magistero sociale della Chiesa. Edizioni Ares, pagine 296</p>
<p><a id="spiegazione2"></a></p>
<p style="font-size: 10px;">(2) J: Ratzinger. La coscienza nel tempo. Conferenza alla Reinhold-Schneider-Gesellschaft, in Chiesa, Ecumenismo e Politica. Edizioni Paoline, Torino, 1987.</p>
<p><a id="spiegazione3"></a></p>
<p style="font-size: 10px;">(3) Presidente della CEI &#8211; Consiglio Permenente . Roma 18 settembre 2007</p>
<p><a id="spiegazione4"></a></p>
<p style="font-size: 10px;">(4) J. Ratzinger . La teologia morale oggi: Conferenza per la Diocesi di Civitavecchia, 7 giugno 1986. Pubblicata su Avvenire Lazio- sette 2005.</p>
<p><a id="spiegazione5"></a></p>
<p style="font-size: 10px;">(5) Dal C.C.C. p.544 al p. 1 art. 2201.</p>
<p><a id="spiegazione6"></a></p>
<p style="font-size: 10px;">(6) Mons. A.Livi. La famiglia nel piano di Dio. Dal mensile di informazione e formazione apologetica . Il Timone .Anno IX Luglio-Agosto 2007</p>
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		<title>Approfondimento di vittimologia.</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 18:19:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dottssagamberini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>

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		<description><![CDATA[La dott.ssa ha sviluppato negli anni tramite l’esperienza clinica quotidiana a contatto con la &#8220;vittima&#8221; una maggiore sensibilità verso i temi del dolore, della perdita e del lutto, nondimeno l’incontro con realtà sommerse –le piu’ disparate e disperate che le hanno dato l’opportunità di conoscere ed approfondire le tematiche traumatiche riconducibili agli abusi, ai maltrattamenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>La dott.ssa ha sviluppato negli anni tramite l’esperienza clinica quotidiana a contatto con la &#8220;vittima&#8221; una maggiore sensibilità verso i temi del dolore, della perdita e del lutto, nondimeno l’incontro con realtà sommerse –le piu’ disparate e disperate che le hanno dato l’opportunità di conoscere ed approfondire le tematiche traumatiche riconducibili agli abusi, ai maltrattamenti intrafamigliari ed extrafamigliari , ai traumi infantili fino all’età adulta nonché l’approfondimento dei danni subiti.</em></p>
<p><em>E’ lecito chiedersi: Chi sono le vittime private? Nel quotidiano professionale le vittime sono il condensato di tante realtà che seppure diverse per condizione e provenienza di vita hanno in comune l’esperienza del danno subito e del dolore non elaborato, hanno in comune la lesa dignità data da vissuti esperienziali che feriscono a volte anche in maniera irreparabile.</em></p>
<p><em>Nelle trame del danno biologico –psichico e morale la vittima presenta un indebolimento, un cedimento della propria dignità</em></p>
<p><em>In questi stadi diviene decisivo l’intervento di aiuto atto a bloccare autocolpevolizzazioni ed autodistruzioni</em></p>
<p><em>La tutela della dignità non è solo un concetto etico, ma è anche il cardine dell’autostima della persona, è il perno su cui poggia la personalità oggi giorno sempre più a rischio. di disintegrazione per la mancanza di un sistema valoriale valido che riconosca l’essere persona</em></p>
<p><em>In effetti la mente umana è indubbiamente sotto pressione dalle tante spinte sociali tanto da poterla definire vittima.Vittima di un quadro sociale allarmante che tende a spogliarla della dignità in nome e per conto di una libertà libertina che nulla ha a che fare con la libertà responsabile.</em></p>
<p><em>Vittima di un quadro sociale allarmante che tende a spogliarla della dignita’ in nome di una liberta’ .che pero’ non ha dignita’ e senza la dignita’ l’uomo e’ come una barca senza vela , si dirige al largo (intesa la vita adulta) alla merce’ dei venti possibili. il concetto di dignita’e’ fortemente</em><strong></strong></p>
<p><em>E non puo’ esistere autostima in una persona se non e’ insito in lei quel sentimento di dignita’ e viceversa. 2 concetti che sono interconnessi. la stessa famiglia e la scuola –motori educativi divengono a loro volta vittime di questa mentalita’ secolarizzata dalla corruzione del sistema valoriale..</em></p>
<p><em>Quindi la vittima privata come presa in considerazione dall’associazione e inserita nel mio percorso professionale e’ la persona violentata, abusata che puo’ essere in ciascuno di noi e che il piu’ delle volte . passa sotto silenzio per paura , vergogna, senso di colpa. -e questo particolare. non deve essere trascurato- si trova ad affrontarne le conseguenze fisiche psicologiche e sociali in solitudine. quindi creare una rete di accoglienza diviene una necessita’ perche’ quello che la persona ha subito o subira’ non rappresentera’ piu’ una esperienza individuale, ma rappresentera’ una esperienza</em></p>
<p><em>La vittima che incontro e’ qualche volta vittima di una violenza morale o sessuale, qualche altra volta vittima di sopraffazione nel lavoro da parte dei colleghi o dei responsabili, a volte e’ la vittima designata di uno stupro o di sfruttamento. alla prostituzione e quante volte incontro l’abuso intrafamigliare ed extrafamigliare . non parliamo poi dello stalking e del mobbing .la mia caratteristica quindi si inserisce nel contesto privato. dove vittima e carnefice spesso si incontrano in quel mondo sotterraneo che prima li ha abusati e poi li ha resi conniventi &#8211; abusanti. ma alla fine tutti saranno vittime e l’accogliere la vittima, analizzare il danno, tutelarne gli effetti ed il ripristinare e fortificare i valori della dignita’ nei suoi concetti etici piu’ profondi e personalistici sono una sfida a questo mondo possibilista e relativista della dignita’ umana . dal nostro punto di vista e’ un progetto che non puo’ prescindere dall’obiettivo a favore della persona . la persona che ha perduto la propria vita e’ quasi sempre dilaniata nell’autostima da un dolore di abbandono, devitalizzata nel progetto.ed il dolore che nella sua entita’ esperienziale porta con se’ sentimenti di chiusura e di fallimento della propria autostima e della propria dignita’ ha necessita’ di un altro da se’ che intervenga a dirimere la situazione alla deriva.</em><strong></strong></p>
<p><em>Giuridicamente il rapporto vittima e carnefice e’ chiaro; lo e’ meno quando trattiamo il problema a livello psicologico. in quanto ci chiede un aprodondimento ulteriore a livello di interiorita’ e spesso a livello inconscio.</em></p>
<p><em>Le vittime che incontro sono nella maggioranza dei casi vittime d’amore, vittime di attaccamenti sbagliati (esempio attaccamenti sbagliati ai genitori, agli amici ….) tanto da immedesimarsi con i loro abusanti. esempio ne sono le sindromi di adattamento nelle esperienze di abuso e nella sindrome di stoccolma dove la vittima si identifica con il persecutore.</em></p>
<p><em>Nei bambini vittime di abusi e maltrattamenti in famiglia e’ diffusa la idealizzazione difensiva dei propri genitori abusanti. infatti non e’ infrequente trovare bambini convinti di aver desiderato vivere un atto sessuale con l’adulto o genitore abusante.</em></p>
<p><em>Con tali dinamiche prende ampio spazio il tema della colpa ed e’ un aspetto centrale del trattamento. cosi’ la donna picchiata e maltrattata dal marito che si assoggetta a lui per senso di colpa. la persona che rinuncia alla propria dignita’ e’ spesso vittima dei propri sensi di colpa. quindi la stigmatizzazione : bambini abusati si sentono colpevoli di aver indotto il genitore a farlo, colpevoli di aver partecipato alla attivita’ sessuale o addirittura di averla indotta. cosi’ sembra assurdo ma la vittima puo’ arrivare a mettere in atto meccanismi difensivi che da un lato difendono il carnefice caricando su di se’ ogni forma di colpa per quanto avvenuto e dall’altro riusciranno a tollerare la violenza creando un adattamento pur tuttavia altamente disfunzionale.</em></p>
<p><em>In bilico a causa di quella che viene scambiata per verita’ , ma e’ una verita’ approssimativa venduta per buona ed una menzogna accreditata al rango di verita’volendo approfondire alcuni concetti riguardanti le vittime di maltrattamento in famiglia dobbiamo considerare che nella loro vita essi hanno strutturato attaccamenti patologici (come affermano bowlby (1982) e weiss (1995). esiste infatti una trasmissione transgenerazionale del maltrattamento e abuso all’infanzia. gli autori concordano sulla forte relazione esistente tra maltrattamenti ai figli e stili di attaccamento esperiti dai genitori all’interno delle proprie famiglie di origine. in effetti nei genitori che maltrattano e abusano sessualmente troviamo spesso nella loro storia situazioni identiche di abbandono , di abuso e’ pertinente chiedersi &#8221; chi sono gli adulti violenti? e rispondersi: sono bambini infelici&#8221; che sono condannati alla ripetizione dell’evento abusante o</em><em>collettiva che riguardera’ tutti.</em></p>
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		<title>Riflessione sulle assonanze psicologico &#8211; esistenziali: solitudine e suicidio nel dolore detentivo</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 13:55:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia Penitenziaria]]></category>

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		<description><![CDATA[Viene presentata una riflessione di Psicologia Penitenziaria messa a punto in occasione di un corso di perfezionamento personale in Psicologia Penitenziaria all&#8217;Università di Urbino.
Tale riflessione sulle assonanze psicologico &#8211; esistenziali: solitudine e suicidio nel dolore detentivo  ripercorre le strade dell&#8217;uomo nella vita sia esso carcerato, sia esso libero.
&#8220;Il tema del dolore esistenziale quindi, considerato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Viene presentata una riflessione di Psicologia Penitenziaria messa a punto in occasione di un corso di perfezionamento personale in Psicologia Penitenziaria all&#8217;Università di Urbino.</p>
<p>Tale riflessione sulle assonanze psicologico &#8211; esistenziali: solitudine e suicidio nel dolore detentivo  ripercorre le strade dell&#8217;uomo nella vita sia esso carcerato, sia esso libero.</p>
<p>&#8220;Il tema del dolore esistenziale quindi, considerato nella vita dell’uomo comune è ripreso entro la dimensione carceraria, proprio laddove quella realtà tende ad amplificare le situazioni di acting out espresse in gesti autolesivi come il suicidio, anche se si può affermare che pure il suicidio appartiene alla storia dell&#8217;uomo, dentro e fuori le prigioni.C’è tutto un mondo di esperienze acquisite o vissute più o meno positive o negative che accompagnano in lungo ed in largo i passaggi della vita, siano essi entro il carcere o fuori come tracciato che si inscrive nella storia umana&#8221;</p>
<p style="text-align:right;"><i>“lasciami andare ti prego…apri le tue mani e<br />
fammi volare via ritornerò lo giuro<br />
come ritorna il tempo sull’orologio della vita<br />
ritornerò è sicuro come ritorna  sempre<br />
chi per paura non riesce più a volare”</i></p>
<h1>Introduzione</h1>
<p>Parlare del mondo carcerario senza esperienza concreta di quell’universo ristretto fatto di quotidianità spezzate nella dignità e spogliate nella identità, di ruoli appiattiti perché ridotti alla stasi delle catene, in senso metaforico, rischia di togliere all’argomentazione validità.</p>
<p>Ma il parlare della disperazione del “vivre pour vivre” che affligge l’uomo “privato della libertà individuale”  ridà vigore al tema, in quanto, quel disagio che tende a corroderlo e ad annientarlo, via via, giorno dopo giorno, lo accomuna alle persone siano esse recluse che libere, investendone le aree le più profonde dell’anima umana tanto da far ravvisare e considerare la problematica più a livello esistenziale che puramente bio-organica o sociologica.</p>
<p>Il tema del dolore esistenziale quindi, considerato nella vita dell’uomo comune è ripreso entro la dimensione carceraria, proprio laddove quella realtà tende ad amplificare le situazioni di acting out espresse in gesti autolesivi come il suicidio, anche se si può affermare che pure il suicidio appartiene alla storia dell&#8217;uomo, dentro e fuori le prigioni.</p>
<p>C’è tutto un mondo di esperienze acquisite o vissute più o meno positive o negative che accompagnano in lungo ed in largo i passaggi della vita, siano essi entro il carcere o fuori come tracciato che si inscrive nella storia umana.</p>
<p>Senza ombra di dubbio, il carcere rispetto al mondo esterno può divenire cassa di risonanza che aggiunge problematiche a problematiche, probabilmente già esistenti al momento dell’ingresso, ma esasperate ed esacerbate dalla nuova condizione di vita.</p>
<p>Se si pensa alla vita in carcere come istituzione chiusa  che non difende e priva della libertà come necessaria retribuzione della colpa <a href="#spiegazione1" style="font-size:10px;">(1)</a>,  si parla  di un mondo a parte collocato al di fuori di ogni contesto socializzante, contrapponendo  il tempo sociale al tempo soggettivo,  dove  reclusi o ergastolani <a href="#spiegazione2" style="font-size:10px;">(2)</a>, dovranno scontare  per un  tempo più o meno lungo, definibile  sia in base alla entità della pena <a href="#spiegazione3" style="font-size:10px;">(3)</a> connessa alla gravità del reato,  sia alla posizione in cui si trovano come detenuti <a href="#spiegazione4" style="font-size:10px;">(4)</a>.<br />
Sono i regolamenti scritti dalle norme legislative <a href="#spiegazione5" style="font-size:10px;">(5)</a> che stabiliscono la vita in carcere del detenuto, con riferimento alla esecuzione delle misure privative e limitative  della libertà”</p>
<p>Ma, se si considera il suicidio una scelta drastica agita come una scelta simile a quella che talora compiono gli uomini liberi,  non si  guarderà più al detenuto solo come ad un caso patologico anche quando si suicida, insistendo  nell&#8217;errore di non vederlo come persona e ci si condanna ad una comprensione limitata” <a href="#spiegazione6" style="font-size:10px;">(6)</a>, impedendo così alla scienza di allargare gli orizzonti della ricerca, oltre l’organico, lo psichico ed il sociale.</p>
<p>Si può pensare che esista un filo conduttore interiore che alimenta l’angoscia esistenziale <a href="#spiegazione7" style="font-size:10px;">(7)</a> verso l’annientamento  , oltre la condizione del carcerato. Dice infatti S.Kierkegaard: “ l’uomo è sempre esposto alla nullità possibile di cio’ che è possibile, quindi alla minaccia del nulla . Nel possibile tutto è possibile”</p>
<p>Le difficoltà della vita, come la sofferenza, in fondo sono per tutti; un antico adagio recita che si nasce tra le lacrime e si muore tra le lacrime e se alle stesse si sovrappongono, o si aggiungono fallimenti comportamentali coincidenti con uno stato di detenzione, le  frustrazioni che ad essa  conseguono, saranno oltremodo pesanti ed a volte insopportabili e inconciliabili con la vita stessa, sino alle estreme conseguenze del suicidio.</p>
<p>Va sottolineato comunque che da qualsiasi parte si guardi la condizione esasperata del suicidio tutto riconduce alla condizione della sofferenza umana,  pur se analizzata  da ottiche diverse.</p>
<p><br/ ></p>
<h1>La multifattorialità dell’atteggiamento suicidario in ambito detentivo:</h1>
<p>In carcere,  per il detenuto “nuovo giunto”  (v. Circolare Amato del 30.12.1987 n. 3233/5689),  la libertà è compromessa dal momento stesso che  varca il portone alla stessa stregua della volontà che viene chiusa a chiave come il suo corpo.</p>
<p>In questa fase si può parlare di sindrome da ingresso, consistente in una serie di disturbi-segnale coinvolgenti le aree psico-somatiche e non ultima l’area esistenziale.</p>
<p>Il trauma da ingresso può essere tanto più forte quanto più esiste un divario fra status di vita precedente e quello fruibile in carcere, tra capacità adattiva e struttura di personalità.</p>
<p>I primi giorni immediatamente successivi “all’arrivo”, sono di fatto  per il detenuto un momento particolarmente delicato e frustrante, nel quale il &#8220;rischio suicidio appare elevato, e frequentemente caratterizzato da situazioni di crisi e da traumi “come afferma Raggi <a href="#spiegazione8" style="font-size:10px;">(8)</a>.</p>
<p>Con l’intervento psicologico, si cerca di realizzare,  sia un contenimento delle probabilità che il soggetto possa commettere atti autolesivi (suicidio)- sulla base dell’identificazione dei nessi fra condizioni psico-sociali del soggetto e livelli di rischio- sia una risposta  fondamentale  ad un mandato specifico <a href="#spiegazione9" style="font-size:10px;">(9)</a>.</p>
<p>A questo riguardo, c’è stato infatti un trait &#8211; d’union  da parte del sistema penitenziario tra la vita “normale” e quella carceraria,  per la tutela della salute <a href="#spiegazione10" style="font-size:10px;">(10)</a> che si è esplicitato  attivando per l’appunto un presidio psicologico e psichiatrico, in un’ottica preventiva rispetto al suicidio dei detenuti soggetti a &#8220;gesti anticonservativi&#8221; e trattamentale, per il contenimento in generale delle condizioni da sindrome da prisonizzazione (Clemmer, 1940).</p>
<p>Nell’osservazione-trattamento interviene un’ equipe  capace di trattamenti  individualizzati e finalizzati <a href="#spiegazione11" style="font-size:10px;">(11)</a> alla risocializzazione o alla rieducazione, e recupero del reo <a href="#spiegazione12" style="font-size:10px;">(12)</a>, quale finalità ultima della pena che secondo il dettato costituzionale dovrebbe altresì assolvere ad una funzione rieducativa,  La pena si caratterizza essenzialmente come privazione; nel caso della reclusione questo meccanismo non si arresta alla primaria privazione della libertà, ma va molto oltre, postulando norme, strutture, sistemi di vita, situazioni diverse rispetto alla normalità dei rapporti umani liberi.</p>
<h1>Fattori precipitanti e significativi:</h1>
<p>Per quei tanti motivi la reclusione diviene fattore precipitante o slatentizzante, una pregressa condizione di precario equilibrio mentale <a href="#spiegazione13" style="font-size:10px;">(13)</a> puo’ innescare reazioni abnormi o aggravare preesistenti quadri psicotici <a href="#spiegazione14" style="font-size:10px;">(14)</a>; altre volte è possibile che  dietro il suicidio sia rilevabile una personalità in qualche modo anomala in situazione di particolare sofferenza e disperazione – quale la perdita del bene della libertà , ad esempio- possono verificarsi episodi di suicidio compiuti da persone psichicamente normali- <a href="#spiegazione15" style="font-size:10px;">(15)</a>.</p>
<p>Una esigua casistica come appresso descritta:</p>
<ul>
<li>il carcerato può rispondere con atti di autolesionismo, per attirare l’attenzione sul suo dramma e per compensare la ristretta temporalità del suo quotidiano.</li>
<li>la causa prossima del suicidio si trova già da subito nell’impatto con l’istituzione vissuta dal recluso come indifferente alla sua sofferenza, alle sue necessità con la sensazione del sentirsi abbandonato nel ventre di un&#8217;istituzione;</li>
<li>il trasferimento da un carcere all’altro o verso carceri e situazioni sconosciute;   o	l’esito negativo di un ricorso alla magistratura o la revoca di una misura alternativa;</li>
<li>la mancanza di punti di riferimento affettivi ed emotivi : come la delusione, per l’abbandono inatteso da parte della famiglia o dal partner, dagli amici di sempre; la notizia della morte di un famigliare, o la morte di una persona ritenuta importante; la perdita del lavoro;</li>
<li>Il capovolgimento di stati d’animo e la difficoltà a reggere il tempo,  con i suoi rimpianti, le sue nostalgie, i rimorsi, le ansie,  la depressione, le angoscie, lo stato di impotenza in una solitudine irrimediabile.</li>
</ul>
<p>Secondo una elaborazione di Baechler <a href="#spiegazione16" style="font-size:10px;">(16)</a>, esistono otto diversi significati da dare all’atto suicida all’interno dell’ambiente carcerario:</p>
<ul>
<li>il significato di fuga, il soggetto attenta alla propria vita, cerca di fuggire da una situazione sentita come insopportabile;</li>
<li>il significato di lutto, il soggetto attenta alla propria vita in conseguenza della perdita (reale o immaginata) di un effettivo elemento della sua personalità o dell’ambiente che lo circonda</li>
<li>significato di castigo, Il soggetto attenta alla propria vita, sia per espiare un errore o una colpa, reali o immaginari;</li>
<li>il significato di delitto, il soggetto attenta alla propria vita, per trascinare con sé, nella morte, un’altra persona;</li>
<li>il significato di vendetta, il soggetto attenta alla propria vita, per provocare un rimorso altrui, sia per infliggere all’altro l’infamia della comunità;</li>
<li>il significato di richiesta e di ricatto, il soggetto attenta alla propria vita per fare pressione sull’altro, ricattandolo;</li>
<li>il significato di sacrificio e passaggio, il soggetto attenta alla propria vita per raggiungere un valore o una condizione giudicata superiore;</li>
<li>il significato di ordalia e gioco, il soggetto attenta alla propria vita per mettere in gioco sé stesso e, a tal fine, organizza una sorta di sfida col destino.</li>
</ul>
<p>Nell’atto del suicidio “Il soggetto dichiara &#8211; senza ambiguità, senza alternative  che la sofferenza è stata più forte dell&#8217;istinto di conservazione.  Per tradursi nel gesto suicida queste cause debbono trovare un terreno preparato. Quasi tutti, uomini e donne, hanno pensato in qualche momento della loro vita al suicidio. Ma soltanto quando questo pensiero diventa una presenza stabile, come il ‘vizio assurdo’, può bastare un&#8217;occasione apparentemente minima per passare dall&#8217;idea all&#8217;atto <a href="#spiegazione17" style="font-size:10px;">(17)</a>  , basta il nesso tra la voglia di lasciarsi andare e la perdita dell’esperienza del futuro <a href="#spiegazione18" style="font-size:10px;">(18)</a>.</p>
<h1>I Fattori endogeni e Fattori esogeni nel suicidio:</h1>
<p>Se si considerano alcuni eventi della vita detentiva, gli stessi sembrano funzionare da innesco rispetto alla decisione di &#8220;farla finita&#8221;.</p>
<p>A livello penitenziario,  gli studi  interessati alla tematica<br />
del gesto suicidario e degli atti autolesivi, sono tanti e molteplici: dall’ l’influenza dei fattori  endogeni (psico-emozionali) <a href="#spiegazione19" style="font-size:10px;">(19)</a>, ai fattori esogeni (socio-antropologici), si perviene ad una diversa interpretazione epistemologica.  La proposta di un terzo fattore   quale quello esistenziale può  apportare  un ampliamento dei nessi causali ed una risposta in più ai tanti perché. Perché si è ucciso? Perché è arrivato a tanto?</p>
<p>Nell’impostazione <b>medico-psichiatrica</b>, la prospettiva<br />
suicidaria è vista come la conseguenza di una patologia individuale, cioè legata esclusivamente alla natura dell’individuo, indipendentemente dalle condizioni ambientali del carcere valorizzando una tesi psicopatologica di tipo endogeno. Il suicidio può rappresentare il risultato di patologie mentali che vanno dalle forme paranoidee, agli stati schizofrenici <a href="#spiegazione20" style="font-size:10px;">(20)</a>,  sino a giungere agli scompensi nevrotici acuti ed alle depressioni che sono una  molla facilitante verso il suicidio <a href="#spiegazione21" style="font-size:10px;">(21)</a>.</p>
<p>La responsabilità del gesto autolesivo,  viene considerato<br />
come il gesto di un malato di mente, legato a fattori endogeni e cioè a fattori interni all’individuo e non a fattori esterni e cioè legati all’aspetto sociale della carcerazione; oppure è un detenuto &#8220;ribelle&#8221; che compie un gesto inconsulto per attirare l’attenzione, per protestare contro quelle che ritiene ingiustizie o per vendicarsi delle &#8220;prepotenze&#8221; subite in carcere.</p>
<p><b>Secondo l’ordinamento giuridico</b> ad esempio, appare evidente la tendenza ad inquadrare il gesto anticonservativo , come un atto di &#8220;devianza psichica&#8221;. Per quanto il suicidio non costituisca reato, tuttavia si configura come un comportamento  &#8220;deviante&#8221; poiché viola il diritto alla salute e dunque alla vita, che in virtù dell’art. 32, c. 1, della Costituzione assurge a valore costituzionale.</p>
<p>L’atteggiamento dell’Istituzione carceraria riguardo al suicidio fa proprie queste  considerazioni di carattere scientifico riguardo alle modalità di coloro che vogliono sopprimersi; ogni atto ed ogni gesto autolesivo costituisce un comportamento che contravviene di per sé, non solo al diritto, ma anche al dovere alla vita; una persona  &#8220;normale&#8221; non può pensare seriamente al suicidio.  Ne consegue che  la risposta  al problema  suicidiario sarà di tipo medico, poiché si tende ad inquadrare il suicidio come un comportamento &#8220;patologico&#8221; che viola il diritto-dovere alla salute (art. 11, Legge 354/75 del diritto penitenziario <a href="#spiegazione22" style="font-size:10px;">(22)</a>).</p>
<p>Questo orientamento dell’istituzione penitenziaria emerge sia dalle misure preventive, che da quelle intese a porre rimedio al comportamento suicida.</p>
<p>Nella Circolare Amato <a href="#spiegazione23" style="font-size:10px;">(23)</a> del 30 dicembre1987 n.3233/5689,<br />
molte sono le raccomandazioni tese ad impedire il corso di gesti autosoppressivi  &#8220;simulati&#8221; tali da &#8220;turbare&#8221; la vita carceraria. Si precisa infatti: &#8220;l’interesse alla salute deve comporsi con la necessità di evitare rigorosamente eventuali strumentalizzazioni e abusi per i quali, in realtà, le ragioni sanitarie siano nulla più che un pretesto.&#8221;</p>
<h1>A livello psicologico-esistenziale</h1>
<p style="text-align:right;">“Chi ha un perché per vivere, sopporta quasi ogni come”<br />
<i>Nietzsche</i></p>
<p>Non è difficile capire  quanto la negazione della libertà personale -come vissuto ristretto in cella- possa rappresentare un evento abnorme, tale da procurare eventualmente in fieri stati psico-emozionali che irrompono in maniera totalizzante  nel vissuto esistenziale di colui che vive in reclusione  mettendo a dura prova, sia la struttura della sua personalità, sia tutto il suo sistema valoriale acquisito e sperimentato nel tempo con la possibile riapertura di antiche ferite mai state rimarginate.</p>
<p>La vita “dentro” mette a nudo una voragine che giunge fino alle profondità viscerali dell’uomo  e ne tocca quelle parti più vulnerabili e più fragili del senso dell’esistere a 360°, oltrepassando  quelle barriere della ragione, espresse nel senso di vuoto, di solitudine e la voglia di porre fine a quella vita che non sente più sua, al di fuori di quel  mondo che lo ha escluso e recluso . Respinto ad un livello profondo non solo esteriore.</p>
<p>La drammaticità di questi  vissuti  è determinata dalla “condizione del carcere, creatore di disagio psicologico” <a href="#spiegazione24" style="font-size:10px;">(24)</a><b></b>. Si attua, infatti, una involuzione-regressione del modo di percepire la realtà, dove tutto si trasforma, il  “tempo carcerario” si dilata,  gli spazi si restringono, con ripercussioni sulla percezione sensoriale del modo di essere, di vivere, di pensare; gli affetti si svuotano di quella quotidianità significativa che ancòra ogni uomo alla speranza, al senso della vita e dell’esistere.</p>
<p>Tutto sembra giocarsi nella solitudine di una vita congelata nelle sue espressioni dinamiche, emozionali ed esistenziali.</p>
<p>Senza considerare la giusta causa della pena <a href="#spiegazione25" style="font-size:10px;">(25)</a> per chi delinque, è  innegabile che nella situazione di detenzione  subentri una forzatura della  natura umana stessa, con la soppressione della  libertà in cui il reo si è costretto a vivere, per una pena da scontare che  sospende i rapporti umani liberi, allontanandolo da quella parte di mondo sociale che gli era appartenuta fino a poco tempo prima.</p>
<p>E’ significativa la frase con la quale il carcerato demolisce tutti gli argomenti capaci di  infondere coraggio ricusando qualsiasi conforto :  “Ormai non posso sperare più nulla dalla vita. E’ finita!”</p>
<p>Ci si chiede a livello psicologico-esistenziale: ma perché un essere umano ricorre al suicidio ?</p>
<p><b>L’uomo che si suicida è veramente solo il risultato casuale della sua costituzione corporea, della sua inclinazione caratteriale e della sua posizione sociale?</b></p>
<p>Che cosa  rispondere?</p>
<h1>L’ impostazione esistenziale della logoterapia di V. Frankl.</h1>
<p style="text-align:right;">Dostojewski ha detto una volta:<br />
« Temo una cosa sola: di non essere<br />
degno del mio tormento ».</p>
<p>Ci si pone l’interrogativo: “ riformulando la domanda : è vero dunque, come propone una Weltanschauung naturalistica <a href="#spiegazione26" style="font-size:10px;">(26)</a>, che l’uomo è solo il prodotto di alcune componenti e condizioni biologiche, psicologiche o sociali?</p>
<p>Sembra che “sia  proprio questo particolare ambiente sociale  del  carcere  a plasmare, in apparenza fatalmente, l’atteggiamento dell’uomo.<br />
Chi conosce l’intima relazione tra lo stato d’animo di un uomo e pertanto  sentimenti come coraggio e speranza, disperazione e demoralizzazione da un lato e dall’altro, l’immunità dell’organismo, può comprendere le mortali conseguenze di una improvvisa disperazione e depressione <a href="#spiegazione27" style="font-size:10px;">(27)</a>”.</p>
<p>Dagli studi effettuati sulla ricerca delle cause del suicidio, Erwin .Ringel, -iniziatore della moderna ricerca sul suicidio-, ha individuato tre sintomi costanti nella fase anteriore al tentativo di suicidio: la chiusura esistenziale, l’aggressività repressa e le fantasie suicide. Lo studio prende in esame tali aspetti, integrandoli con l’&#8221;Effetto Werther&#8221; e con la prospettiva frankliana, secondo cui chi pensa di togliersi la vita quasi sempre manifesta una crisi spirituale  con la perdita esistenziale della vita.</p>
<p>La logoterapia  assegna in questo senso al vuoto esistenziale –un ruolo centrale per la comprensione dell’atto suicidario. Quel vuoto esistenziale &#8211; inteso come assoluta mancanza di senso, percorre le condizioni umilianti  in cui ogni giorno, ogni  ora,  l’uomo è costretto a soccombere in un carcere  o in situazioni analoghe.</p>
<p>Ci si potrebbe chiedere: dov’è sta la libertà dell’uomo?  Non esiste alcuna libertà spirituale nel comportamento dell’individuo, nella sua reazione alle condizioni ambientali?</p>
<p>Secondo tale impostazione: “l’uomo è un essere la cui caratteristica essenziale è rappresentata dalla libertà , intesa come la capacità che l’uomo ha, nonostante la vasta gamma di condizionamenti biologici, psicologici e sociali, di prendere posizione, di assumere un atteggiamento nei riguardi di qualsiasi condizione con la quale venga messo a confronto“ <a href="#spiegazione28" style="font-size:10px;">(28)</a>.</p>
<p>E in particolare: “le reazioni psichiche dell’uomo all’ambiente socialmente condizionato a maggior ragione dalla vita in carcere,  sono in grado di testimoniare veramente che egli non può mai sottrarsi agli influssi della forma di esistenza, alla quale egli è forzatamente sottoposto? Deve egli soccombere a questi influssi? Sotto la costrizione delle circostanze, delle condizioni di vita esistenti nel carcere « non ci si può comportare diversamente? “.</p>
<p>Accogliere quell’uomo in tutta la sua dimensione bio-organica, psichica ed esistenziali significa ricomporre quei pezzi sani dentro di lui  riappropriandosi di quell’interiorità ritenuta perduta, ma fondamentale per affrontare le insidie pericolose dell’autodistruzione.  Infatti, senza  più uno scopo, senza più  scorgere che è possibile distanziarsi  da quel mondo duro che è intorno,  svanisce il significato del suo essere,  ed il significato del perché  resistere alla morte per la vita.</p>
<p>In base alle esperienze personali vissute nel lager,  V. Frankl,  mostra che l’uomo è veramente in grado di reagire agli eventi tragici in modo diverso. Uscire da quel senso di soffocamento, di apatia, di irritabilità  che sembrano aver demolito “quel resto di libertà spirituale, di libero atteggiamento dell’io verso il mondo, anche in quello stato, solo in apparenza di assoluta coazione, tanto esterna quanto interiore. Chi, tra coloro che hanno vissuto in campi di concentramento, non potrebbe parlare di persone che percorrevano le piazze d’armi o le baracche del Lager, dicendo una buona parola o regalando l’ultimo boccone di pane? E se pure sono stati pochi — bastano questi esempi per dimostrare che all’uomo nel Lager si può prendere tutto, eccetto una cosa sola: l’ultima libertà umana di affrontare spiritualmente, in un modo o nell’altro, la situazione imposta.</p>
<p>Questa decisione interna all’uomo che soccombe o reagisce alle potenze dell’ambiente che minacciano di rubare quanto egli ha di più sacro — la sua libertà interna e la sua dignità — inducendolo a diventare uno strumento in mano agli eventi, con lo stigma  appiccicato addosso dell’ internato.</p>
<p>V.E. Frankl, ribadisce che “tutto ciò che accade all’anima dell’uomo, ciò che il carcere apparentemente “fa” di lui come uomo, è il frutto d’una decisione interna.</p>
<p>In linea di principio dunque, ogni persona, anche se condizionata da gravissime circostanze esterne, può in qualche modo decidere intimamente e spiritualmente che cosa sarà di sè .Nel mondo o nel carcere, un uomo, a queste condizioni resta uomo anche li conserva intatta la dignità pur in mezzo a sofferenze e dolori, con la capacità di testimoniare l’ultima e inalienabile libertà interna,  anche se gravemente compromessa dalla carcerazione.</p>
<p>Frankl, sottolinea che molti internati nei lager come lui, hanno dimostrato che, soffrendo rettamente, si può realizzare qualcosa: una conquista interiore. “ La libertà spirituale dell’uomo, quel bene che nessuno può sottrargli finché non esala l’ultimo respiro, fa sì ch’egli trovi, fino al suo ultimo respiro, il modo di plasmare coerentemente la propria vita”.  Poiché dice : “non ha senso solo la vita attiva, nella quale l’uomo ha la possibilità di realizzare dei valori in modo creativo; e non ha un senso solo la vita ricettiva, cioè una vita che permette all’uomo di realizzarsi sperimentando la bellezza nel contatto con arte e natura; la vita conserva il suo senso anche quando si svolge in un luogo di prigionia , quando non offre quasi più nessuna prospettiva di realizzare dei valori, creandoli o godendoli, ma lascia solamente un’ultima possibilità di comportamento moralmente valido, proprio nel modo in cui l’uomo si atteggia di fronte alla limitazione del suo essere, imposta con violenza dall’esterno.<br />La vita creativa e quella ricettiva gli sono da tempo negate. Ma non solo la vita creativa e quella ricettiva hanno un senso: se la vita ha un significato in sé, allora deve avere un significato anche la sofferenza. La sofferenza, in qualche modo, fa parte della vita —proprio come il destino e la morte. Solo con la miseria e la morte, l’esistenza umana è completa!”.</p>
<p>Nell’analisi esistenziale ci si sofferma sulla maniera in cui un uomo accetta il proprio destino e con esso la sofferenza che gli viene inflitta, caricandola su di sé come la “ sua croce”.</p>
<p>L’accettazione del peso della sofferenza apre infinite strade e possibilità di dare  significato alla vita, anche nei momenti più difficili, fino all’ultimo atto di esistenza. La capacità di resistere alle forze avverse rimanendo nella sua dignità uscendo da sé stesso come dono altruistico nella spietata lotta per sopravvivere, senza farsi travolgere , allora — a seconda di ciò che accade- , l’uomo realizza o perde i possibili valori morali che la sua dolorosa situazione e il suo duro destino gli consentono, a seconda dei casi, egli come dice Frankl sarà o meno “ degno del suo tormento “.</p>
<p>Ovunque, l’uomo è messo a confronto con il proprio destino, dovrà decidere se fare della propria vita  una conquista interiore.  Per Frankl, due sono le condizioni necessarie per aiutare la persona ad assumere un atteggiamento positivo nei confronti di un destino di sofferenza: “soffrire in un contesto valido&#8221; e soffrire per amore di&#8221; qualcosa o di qualcuno”.</p>
<p>La logoterapia indica un percorso coraggioso per affrontare situazioni di dolore inevitabile e prospetta il superamento del vuoto esistenziale attraverso il dono totale e generoso di sé.</p>
<p style="text-align:right"><i>“Se liberi la luna, che è nascosta in te,<br />
essa illuminerà cielo e terra, e la sua luce<br />
caccerà le ombre dall’universo”</i></p>
<h2>Riferimenti bibliografici</h2>
<p><a id="spiegazione1"></a></p>
<p style="font-size:10px;">(1) In Criminologia “Il detenuto con la sua pena paga la vittima: Funzione Retributiva e Funzione Riparativa del danno inferto.  Dalla lezione : La funzione e percezione sociale della pena. Dr. D:Pajardi. Direttore del IV Corso di Psicologia Penitenziaria all’Università di Urbino. Anno 2007.</p>
<p><a id="spiegazione2"></a></p>
<p style="font-size:10px;">(2) La Nuova Università (I volumi di base), Compendio di diritto penitenziario. Organizzazione e Servizi degli Istituti Penitenziari. Napoli, VI  Gruppo Editoriale Esselibri – Simone ,2004. cit. al p. B dell’Esecuzione Penale Cap. III.  I Reclusi sono i detenuti condannati alla pena della reclusione (da 15 giorni a 24 anni), gli Ergastolani , sono detenuti condannati alla pena dell’ergastolo..</p>
<p><a id="spiegazione3"></a></p>
<p style="font-size:10px;">(3) La Nuova Università (I volumi di base), Compendio di diritto penitenziario.<br />
Organizzazione e Servizi degli Istituti Penitenziari. Napoli, VI  Gruppo Editoriale Esselibri – Simone ,2004. La pena secondo la Costituzione al punto c. principio di personalità della pena sancisce che la “responsabilità penale è personale”l’art. 27 della Cost. statuisce non solo la personalità dell’illecito penale , ma anche la personalità della sanzione penale.</p>
<p><a id="spiegazione4"></a></p>
<p style="font-size:10px;">(4) Rientrano in tale classificazione tutti coloro che si trovano in carcere o in stato di custodia cautelare (imputati) o in stato di esecuzione penale (condannati) Motivo di tale distinzione risiede nel fatto che il trattamento degli imputati deve essere rigorosamente informato al principio che essi non sono considerati colpevoli sino alla condanna definitiva (  art. 1 della  legge c. 5, L. 354/75) permanendo la presunzione costituzionale di non<br />
colpevolezza( art. 27 c. 2 ).</p>
<p><a id="spiegazione5"></a></p>
<p style="font-size:10px;">(5) “Legge n. 354 del 1975 dell’Ordinamento Penitenziario modificata dalla 663/86 ”.</p>
<p><a id="spiegazione6"></a></p>
<p style="font-size:10px;">(6) Dalle :Le due città, Periodico mensile ufficiale dell’Amministrazione Penitenziaria DAP. Fondato nel 2001.</p>
<p><a id="spiegazione7"></a></p>
<p style="font-size:10px;">(7) L’angoscia è una parola filosofica introdotta da S. Kierkegaard per designare la condizione dell’uomo nel mondo.</p>
<p><a id="spiegazione8"></a></p>
<p style="font-size:10px;">(8)  In Rassegna penitenziaria e criminologia. Il gruppo Nuovi Giunti. Un progetto di supporto ai detenuti nella fase di ingresso in carcere. Nuova Serie. Anno X, Gennaio-Aprile 2006 Cristian  Raggi dr. di ricerca in psicologia clinica e specializzando presso il Turvey Institute Institute for Group-Analytic Psychotherapy- Oxford Brookes University (England).</p>
<p><a id="spiegazione9"></a></p>
<p style="font-size:10px;">(9) L’intervento psicologico si realizza principalmente  in 3 servizi che prendono il  nome dalla tipologia dei soggetti  cui ci si rivolge : Il Servizio Nuovi Giunti , l’Osservazione e Trattamento, Presidio Sanitario Tossicodipendenze. Il Servizio Nuovi Giunti, istituito con la Circolare Amato del 30 dic. 1987 n.3233/5689.</p>
<p><a id="spiegazione10"></a></p>
<p style="font-size:10px;">(10) ( Artt.11 L. 354/75 e 17-20 REG.).</p>
<p><a id="spiegazione11"></a></p>
<p style="font-size:10px;">(11) Con la L. 354/75 c’è l’introduzione della figura dello psicologo che entra operativamente  nel 1979 a fare parte dell’equipè d’osservazione e trattamento degli istituti penitenziari per adulti.</p>
<p><a id="spiegazione12"></a></p>
<p style="font-size:10px;">(12) Finalità delTrattamento Penitenziario &#8211; rieducativo  (art. 1, artt.13, 14 , 15 L. 354/1975 e succ. modifiche) uniforme alle esigenze riadattive sociali del  condannato, enunciato dall’art. 27 Costituzione. Stabilisce inoltre che il trattamento penitenziario deve essere improntato ad umanità  ed assicurare la dignità della persona.</p>
<p><a id="spiegazione13"></a></p>
<p style="font-size:10px;">(13) U. Fornari “La simulazione di malattia mentale” tratto da Compendio di Psichiatria Forense, in principi fondamentali di medicina penitenziaria, 1986, n. 6, p. 21.</p>
<p><a id="spiegazione14"></a></p>
<p style="font-size:10px;">(14) DSMIV . Criteri diagnostici. (1995) Milano. Ed Masson.</p>
<p><a id="spiegazione15"></a></p>
<p style="font-size:10px;">(15) R.Rizzo, Suicidio e tentato suicidio in carcere, cit. p. 28.</p>
<p><a id="spiegazione16"></a></p>
<p style="font-size:10px;">(16) A.Baechler, Les Suicides, 1989, Gallimard, Paris.</p>
<p><a id="spiegazione17"></a></p>
<p style="font-size:10px;">(17) Le Due Città. Periodico mensile ufficiale dell’Amministrazione Penitenziaria DAP.</p>
<p><a id="spiegazione18"></a></p>
<p style="font-size:10px;">(18) S.Kierkegaard.</p>
<p><a id="spiegazione19"></a></p>
<p style="font-size:10px;">(19) Si possono esplicitare in fattori psico-emozionali  i sintomi di psicosi o nevrosi  di, in fattori socio-antropoligici gli eventi ambientali e sociali, in  fattori esistenziali  i significati  correlati al senso dell’esistere e del vivere.</p>
<p><a id="spiegazione20"></a></p>
<p style="font-size:10px;">(20) Secondo il DSM IV. Criteri diagnostici. (1995) Ed. Masson. S. Donato Milanese..</p>
<p><a id="spiegazione21"></a></p>
<p style="font-size:10px;">(21) R.Rizzo, Suicidio e tentato suicidio in carcere, cit. pag. 28.</p>
<p><a id="spiegazione22"></a></p>
<p style="font-size:10px;">(22) Questa norma dispone, infatti, cure sanitarie obbligatorie, preordinate alla salute psico-fisica del detenuto indipendentemente dalle richieste dell’interessato. Il testo normativo che affronta direttamente il suicidio in carcere e le altre forme di autolesionismo si trova però nelle circolari Amato del 1986, del 1987 e del 1988. In base alle misure disposte nelle circolari si può comprendere meglio quale sia il punto di vista dell’amministrazione penitenziaria sul problema carcerario.</p>
<p><a id="spiegazione23"></a></p>
<p style="font-size:10px;">(23) Del 30 dicembre1987 n.3233/5689.</p>
<p><a id="spiegazione24"></a></p>
<p style="font-size:10px;">(24) Marina Valcarenghi: Psicologa psicoterapeuta, Docente di Psicologia Clinica, Libera Scuola di Terapia Analitica Milano, Presidente Commissione Carcere e Giustizia dell’Ordine degli Psicologi Regione Lombardia.</p>
<p><a id="spiegazione25"></a></p>
<p style="font-size:10px;">(25) La  Costituzione all’art. 27, considera la pena “come …un elemento garantista ineliminabile del nostro sistema giuridico, necessariamente correlata al concetto di responsabilità penale e personale&#8230;”</p>
<p><a id="spiegazione26"></a></p>
<p style="font-size:10px;">(26) Riferimento al concetto di visione del mondo, messo a punto da W.Dilthey e K.Jaspers. Termine che ha trovato il suo fondamento in ambito filosofico e nell’indirizzo fenomenologico-psichiatrico ( v. analisi-esistenziale), l’applicazione più rigorosa.</p>
<p><a id="spiegazione27"></a></p>
<p style="font-size:10px;">(27) Viktor  Frankl, Uno psicologo nei lager, 1999, Milano,  ED. Ares.</p>
<p><a id="spiegazione28"></a></p>
<p style="font-size:10px;">(28) V.E. Frankl. Das existentielle.(1972) Vakuum, in , Wissenschaft und Weltbild“, 25, n. 2, pp.88-95.</p>
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		<title>Benvenuti</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 10:47:45 +0000</pubDate>
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